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L’IDEA DI COLOMBO |
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Ma l’idea di Cristoforo Colombo era un’altra. Anziché giungere in Cina viaggiando verso oriente, perché non arrivarvi da occidente, attraversando l’Oceano Atlantico? Fino ad allora nessuno ci aveva mai provato, perché nessuno sapeva cosa ci fosse al di là di quella immensa distesa d’acqua. Colombo aveva fatto e rifatto, sbagliandoli, i calcoli per stabilire la circonferenza della Terra, e si era convinto che fosse più piccola di quanto si credeva a quel tempo (e di quanto è in realtà!). Così Colombo ritenne che, per giungere in Oriente, l’Atlantico fosse una via più breve rispetto alla circumnavigazione dell’Africa.
Il sovrano del Portogallo derise il progetto. Colombo si recò allora in Spagna e cercò di persuadere il re Ferdinando d’Aragona e la regina Isabella di Castiglia che la sua intuizione era esatta. Dopo lunga insistenza, i sovrani spagnoli si convinsero e concessero a Colombo i fondi e le attrezzature necessarie ad allestire una prima spedizione.
Il 3 agosto 1492 Colombo salpò dal porto di Palos con una nave, la Santa Maria, e due caravelle, la Pinta e la Niña, e un equipaggio di 90 uomini. |
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LA GIOVINEZZA |
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Cristoforo Colombo nacque nel 1451 a Genova, allora come oggi un’affollata città portuale dedita a intensi traffici commerciali. Era figlio di un tessitore e probabilmente i suoi primi viaggi, compiuti quando era appena ventenne, furono legati proprio al commercio dei tessuti nel Mar Mediterraneo.
Nel 1476 gli capitò un incidente che si rivelò, in realtà, una fortuna: la sua nave affondò e, secondo la tradizione, egli raggiunse a nuoto le coste del Portogallo. Qui viveva già suo fratello Bartolomeo, che lavorava a Lisbona come cartografo (cioè come disegnatore di carte geografiche). Colombo si stabilì in Portogallo, sposò una donna dalla quale ebbe un figlio (Diego) e iniziò quel percorso che lo avrebbe portato a essere un grande esploratore e capitano di navi.
A quel tempo i portoghesi erano i più intrepidi navigatori del mondo e stavano esplorando la costa occidentale dell’Africa alla ricerca di una nuova via per giungere in Asia. Essi sapevano che i porti della Cina, del Giappone, dell’India e delle vicine isole traboccavano di favolosi carichi di spezie, sete e pietre preziose pronti per essere commerciati con l’Europa. Nel 1488 una nave portoghese comandata da Bartolomeu Diaz doppiò il Capo di Buona Speranza, l’estrema punta meridionale dell’Africa. La nuova rotta verso gli immensi tesori dell’Oriente era finalmente aperta. |
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Cristoforo Colombo |
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Cristoforo Colombo fu un navigatore e un esploratore italiano. Nel 1492 attraversò l’Oceano Atlantico partendo dalla Spagna. La sua speranza era scoprire una nuova rotta verso l’Asia. Sbarcò invece su un’isola dei Caraibi, cambiando così il corso della storia.
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COME CI SI COLLEGA A INTERNET? |
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Molti computer, specialmente quelli di casa, si collegano a Internet attraverso la rete telefonica. Si usa un dispositivo chiamato modem per collegare il computer alla linea telefonica. Alcuni computer hanno modem interni e possono essere collegati direttamente alla presa del telefono; in altri casi il modem è esterno. Con un modem, puoi collegarti a Internet attraverso una normale linea telefonica. Il modem compone il numero di telefono dell’Internet Service Provider (abbreviato in ISP), che materialmente fornisce il collegamento al Web.
Esistono poi connessioni Internet ad alta velocità, dette anche a banda larga. Questi servizi sono più veloci della connessione standard di una linea telefonica, quindi le informazioni possono essere scambiate più velocemente. Di solito impiegano una linea telefonica speciale. A volte l’accesso ad alta velocità a Internet è fornito dalle compagnie televisive via cavo, che impiegano gli stessi cavi che trasmettono i segnali televisivi per trasportare anche i dati Internet.
Gli scienziati stanno anche studiando un modo per trasmettere i dati Internet attraverso i cavi della corrente elettrica, così in futuro ogni edificio collegato alla rete elettrica potrà avere anche una connessione Internet ad alta velocità sugli stessi cavi. Molto presto potresti avere la possibilità di andare in giro con un computer portatile collegato permanentemente a Internet senza bisogno di cavi |
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MOTORI DI RICERCA |
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Con miliardi di articoli disseminati per tutto il World Wide Web, come fai a trovare quello che stai cercando? I motori di ricerca sono programmi (o software) che passano tutto il tempo a setacciare la grande quantità di informazioni presenti sul Web, creando immensi elenchi di tutte le informazioni. Puoi andare sulla pagina Web di un motore di ricerca e digitare quello che vuoi cercare. Il software del motore di ricerca consulterà i suoi elenchi e ti darà una lista di pagine Web che contengono le parole che hai digitato.
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E-MAIL |
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“E-mail” sta per Electronic mail (cioè posta elettronica) e indica un modo di inviare messaggi tra utenti di Internet. È il più usato servizio di Internet, dopo il World Wide Web. Nel 1971 è stata inviata la prima e-mail da un computer a un altro. Per un po’ di tempo le e-mail potevano contenere solo semplici messaggi di testo. Oggi possono contenere immagini e possono avere allegati altri file. |
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CHE COS’È IL WORLD WIDE WEB? |
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Qual è la differenza tra Internet e il World Wide Web? È più o meno la stessa differenza che passa tra una rete di autostrade e un’azienda di trasporti che ci viaggia sopra. I camion della ditta di trasporti usano le autostrade per portare pacchi da un posto all’altro. Il Web è come l’azienda di trasporti; Internet è come il sistema di autostrade.
Il Web è fatto di luoghi virtuali chiamati siti. Questi sono “documenti” (files, in inglese) preparati con speciali programmi e immagazzinati in particolari computer chiamati Web server. Ogni sito è fatto di uno o più documenti, che comunemente chiamiamo pagine Web e che contengono testi, immagini, suoni, animazioni e video.
Per trovare e vedere le pagine Web hai bisogno che sul tuo computer sia installato un programma che si chiama browser. Poi devi sapere l’“indirizzo” del sito, vale a dire il suo URL (Uniform Resource Locator). Un esempio di URL è http://www.msn.it/
Il Web ha molto semplificato l’utilizzo di Internet. Grazie a esso, dagli anni Novanta sempre più persone hanno iniziato a usare Internet. Da un solo sito Web esistente nel 1990, si è passati a circa 40 milioni di siti Web poco dopo il 2000. |
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COME È NATA INTERNET? |
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La rete Internet si è sviluppata a partire da una vecchia rete chiamata ARPANET, che era stata creata negli Stati Uniti negli anni Sessanta per scopi militari. Fu solo dopo il 1980 che la rete fu estesa anche ad altri usi, prima alle università e poi alle scuole, alle biblioteche, alle aziende, alle famiglie.
Inizialmente era piuttosto difficile “navigare” in Internet e trovare le informazioni. Poi, negli anni Ottanta, uno scienziato inglese, Timothy Berners-Lee, creò il World Wide Web, espressione inglese che significa “Grande Rete Mondiale”. È dalle iniziali di World Wide Web che deriva la sigla “www”, posta davanti alla maggior parte degli indirizzi dei siti Internet. |
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A CHE COSA SERVE INTERNET? |
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Internet ha cambiato il nostro modo di vivere. Ad esempio, ci permette di trovare quasi immediatamente tutto quello che ci serve sapere su qualunque argomento, di comunicare in modo veloce ed economico con tutte le parti del mondo e anche di inviare facilmente testi, suoni, immagini e filmati a distanza di migliaia di chilometri.
Consente perfino di fare acquisti, di gestire il conto in banca per pagare le bollette o inviare soldi a qualcuno. Un medico può imparare a eseguire una certa operazione chirurgica osservando le immagini dal vivo di un altro dottore che esegue la stessa operazione a migliaia di chilometri di distanza. Gli scienziati possono lavorare sullo stesso progetto anche se si trovano da parti opposte della Terra |
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CHE COS’È INTERNET? |
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Internet è un sistema di collegamento tra computer. È un’enorme rete che collega milioni di computer in tutto il mondo, permettendo di leggere su un computer informazioni che si trovano immagazzinate su un altro computer, magari a migliaia di chilometri di distanza. Ciò che consente il collegamento tra i computer sono le linee telefoniche o speciali sistemi di cavi, ma presto si arriverà anche a sistemi senza fili!
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Internet |
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Sai navigare nel Web? Mandi messaggi di posta elettronica agli amici? Internet è un grande serbatoio di informazioni di tutti i tipi. Serve per lo studio, il lavoro, il gioco, la comunicazione. Ha portato un cambiamento davvero rivoluzionario nel nostro modo di vivere, lavorare e studiare! |
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L’ENERGIA DELLE BIOMASSE |
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Si chiama biomassa la quantità di sostanze organiche presenti in un determinato luogo (per esempio, parliamo di biomassa di un bosco). Sono biomasse anche i rifiuti organici, come lo sterco o le alghe in decomposizione. Quando subiscono processi di putrefazione a opera di funghi e batteri, queste sostanze sprigionano gas che possono essere utilizzati in processi di combustione e liberare energia. L’energia, a sua volta, mette in moto le turbine che generano elettricità. |
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L’ENERGIA DELLE ONDE MARINE |
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L’energia prodotta dal movimento delle onde è energia meccanica. Si sta studiando un sistema di boe galleggianti che, quando un’onda va a sbattervi contro, si spostano all’indietro e successivamente recuperano la posizione iniziale. A ogni boa è collegato un generatore di elettricità, il quale si attiva col movimento.
Questo sistema presenta grosse difficoltà: se le onde non raggiungono una certa ampiezza, le boe non si muovono; al contrario, se le onde sono troppo forti, si possono guastare i meccanismi
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L’ENERGIA GEOTERMICA |
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All’interno della crosta terrestre si raggiungono temperature elevatissime; questo calore può essere utilizzato per pompare acqua, che, quando sale in superficie, calda e con alta pressione, può mettere in moto una turbina e generare elettricità. Si possono anche utilizzare direttamente le grandi riserve di acqua calda e gas che ci sono all’interno della Terra, perforando pozzi per prelevarli o sfruttando i geyser e le fessure della superficie terrestre. Tuttavia, per il momento questo sistema per ricavare elettricità è ancora molto costoso. |
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L’ENERGIA DALLE MAREE |
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Il cambiamento del livello dell’acqua del mare dovuto al fenomeno delle maree si può sfruttare per generare energia elettrica. Per questo motivo si costruiscono centrali mareomotrici, nelle quali nel momento dell’alta marea l’acqua è costretta ad accumularsi. Quando l’acqua ha raggiunto una differenza di livello di più di un metro tra l’interno della centrale e l’esterno, si fa uscire quella accumulata mettendo in moto le grosse turbine che generano la corrente elettrica. |
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L’ENERGIA IDRAULICA |
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L’energia idraulica è generata dalla corrente dell’acqua quando, nel suo percorso, deve superare un forte dislivello (come avviene nelle cascate e nelle dighe): la caduta dell’acqua da grande altezza mette in moto una turbina e si produce così energia elettrica. Il 7% dell’elettricità che si produce nel mondo è di tipo idraulico. |
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L’ENERGIA EOLICA |
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L’energia eolica è generata dal vento che, quando muove le pale di un mulino (chiamato aerogeneratore), produce energia elettrica. In zone dove soffia molto vento, si istallano centrali o parchi eolici, con molti aerogeneratori. |
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L’ENERGIA SOLARE |
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I raggi luminosi del Sole ci trasmettono una piccolissima parte dell’energia che continuamente si produce nel Sole a seguito delle reazioni nucleari che hanno luogo al suo interno.
L’energia solare può essere raccolta da strutture piatte dette pannelli solari (sottili lamine di materiali speciali), che la trasformano in calore per il riscaldamento oppure in energia elettrica. In alcune case, li possiamo vedere sul tetto, e forniscono il riscaldamento o l’acqua calda di consumo domestico.
L’energia solare si utilizza anche nei forni solari. Questi impianti hanno specchi chiamati eliostati, i quali possono essere orientati in modo che proiettino la luce solare incidente verso una torre centrale nella quale si trova il sistema di riscaldamento. Dato che gli specchi sono tanti, nel forno solare si raggiungono temperature elevatissime, che risultano molto utili, ad esempio, nell’ambito della ricerca scientifica. |
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CHE COSA SONO LE ENERGIE RINNOVABILI? |
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La luce del Sole e il vento sono quindi fonti di energia che possiamo usare in molti modi. Anche se le usiamo, però, non si consumano: il Sole continua a irradiare la Terra e il vento a soffiare (di più o di meno a seconda delle zone). Perciò chiamiamo energie rinnovabili quelle che si ricavano da fonti che non si esauriscono. Oltre al Sole e al vento, sono fonti di energia rinnovabile anche le correnti dei fiumi e le maree dei mari, il calore sprigionato dalle viscere della Terra (energia geotermica) e perfino la decomposizione delle sostanze organiche (energia dalle biomasse).
Le energie rinnovabili si contrappongono a quelle dette non rinnovabili che otteniamo da petrolio, gas naturale e carbone e che sono le più diffuse. Perciò sono anche chiamate energie alternative.
Le fonti di energia rinnovabili sono meno dannose per l’ambiente rispetto a quelle non rinnovabili. Vediamone alcune, le più importanti. |
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Fonti di energia rinnovabili |
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I pannelli solari sui tetti di alcune case, o i grandi mulini a vento che talvolta si vedono in alcune regioni, riescono a trasformare la luce del Sole e il vento, rispettivamente, in calore ed elettricità
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IL PETROLIO E IL GAS NATURALE |
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Il petrolio si è formato sotto la superficie della Terra a partire da piante e organismi che vivevano nei mari molti milioni di anni fa. Quando morivano, questi organismi si depositavano sul fondale, mescolandosi alla sabbia: così si formò un fango ricco di composti organici. Man mano che nuovi strati di sabbia e detriti si andavano accumulando sul fango organico, questo si scaldava e si trasformava chimicamente in petrolio e gas naturale.
A volte, il petrolio e il gas naturale rimanevano intrappolati tra strati di roccia impermeabile o strati salini. Si è formato in questo modo un deposito che solitamente è diviso in tre strati: il gas naturale (che essendo il meno denso, tende a galleggiare sugli altri due e perciò occupa lo strato superiore), il petrolio (che occupa lo strato intermedio) e l’acqua (che essendo più densa, sprofonda e va a occupare lo strato inferiore). Dato che non hanno spazio per espandersi, il gas e il petrolio sono sottoposti a una forte pressione, e quando il deposito viene perforato tendono a sgorgare in forma violenta.
Oltre alla benzina e al gasolio, dal petrolio si ricava, nelle raffinerie, una grande quantità di sostanze con le quali si fabbricano molti articoli, come le ruote delle automobili, alcuni detersivi, i fertilizzanti e anche la plastica. |
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IL CARBONE |
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Il carbone, utilizzato nelle centrali termiche e in alcuni sistemi di riscaldamento domestici, genera circa il 20% dell’energia elettrica mondiale. Il carbone è un combustibile fossile solido, la cui formazione è avvenuta attraverso un processo di fossilizzazione e carbonizzazione di antichissime piante – alberi, felci e muschi – che crescevano nelle paludi o lungo le coste milioni di anni fa. Le piante, morendo, cadevano sul terreno e si accumulavano, coperte dall’acqua e dal fango; cominciavano a decomporsi e a trasformarsi in nuove sostanze chimiche, sprofondando nel sottosuolo. Questo processo si è ripetuto innumerevoli volte nell’arco di un tempo lunghissimo e ha portato alla formazione di carbone attraverso tappe intermedie: prima si formava un materiale detto torba, poi la lignite, e infine l’antracite, cioè il tipo di carbone che ha il più elevato potere energetico.
Certe sostanze che si originano dalla combustione del carbone possono avere effetti nocivi sull’ambiente e inquinarlo. Quando il carbone brucia, si sprigiona, tra i prodotti della reazione, il biossido di carbonio o anidride carbonica. Molti scienziati sostengono che a causa del vasto uso di carbone e altri combustibili fossili (come il petrolio), la quantità di biossido di carbonio immessa nell’atmosfera terrestre potrebbe aumentare sino al punto di provocare cambiamenti nel clima della Terra. |
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CHE COSA SONO LE ENERGIE NON RINNOVABILI? |
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Il gas naturale, il carbone e il petrolio sono chiamati combustibili fossili. “Combustibili” significa che possono bruciare in una reazione di combustione e, come abbiamo detto prima, sprigionare energia; “fossili” significa che derivano dalla lentissima trasformazione di sostanze organiche, avvenuta nell’arco di centinaia di milioni di anni, in zone profonde della crosta terrestre. Una volta usate, queste sostanze si esauriscono, cioè “non si rinnovano”; perciò chiamiamo energie non rinnovabili quelle che si ricavano dai combustibili fossili.
Proprio perché queste energie non sono rinnovabili, l’uomo deve continuamente procurarsi sempre nuovi quantitativi di combustibili fossili da bruciare, per soddisfare l’immensa necessità di energia che le sue attività richiedono. Per questo scava pozzi petroliferi e apre miniere di carbone. Ma, come puoi capire, i giacimenti, anche se enormi, sono destinati a impoverirsi sempre di più, e un giorno potrebbero esaurirsi. |
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Fonti di energia non rinnovabili |
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Le automobili, come sai, si fermano se non hanno più carburante! Per funzionare, infatti, esse devono bruciare benzina o gasolio. Questo processo è chiamato combustione e avviene se è presente ossigeno: dalla combustione si libera energia che usiamo per fare muovere le nostre automobili.
Anche il riscaldamento della nostra casa si basa su un processo di combustione: la caldaia solitamente funziona a gas naturale e produce l’energia per scaldare l’acqua contenuta nei termosifoni. Attraverso la combustione soprattutto di carbone, le centrali termiche ottengono l’energia che serve per produrre la corrente elettrica.
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L’EQUILIBRIO NATURALE |
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Tutti gli esseri viventi sono collegati fra loro in reti e catene alimentari. Non sorprende quindi che l’alterazione di una parte, anche piccola, di un ecosistema possa produrre effetti incalcolabili da qualche altra parte. Il modo in cui animali e piante di un ecosistema dipendono l’uno dall’altro è chiamato equilibrio naturale.
Un altro esempio di come l’equilibrio di un ecosistema possa essere alterato viene dall’India. In alcuni paesi europei si mangiano le zampe di rana. Poiché molti degli stagni e dei fossati dove le rane vivevano sono stati prosciugati o inquinati, in Europa si è verificata una carenza di rane. Di conseguenza, ci fu chi ebbe l’idea di catturare le rane toro che vivono nelle risaie dell’India per venderle ai ristoranti europei. Quando però le rane insettivore furono tolte dalle risaie, gli insetti iniziarono a moltiplicarsi in modo incontrollato: in breve tempo i raccolti di riso diminuirono, come risultato degli attacchi degli insetti. |
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L’IMPORTANZA DEI DECOMPOSITORI |
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Continuamente, nel mondo, nascono nuove piante e nuovi animali. Se potessero vivere per sempre, la Terra sarebbe già sovraffollata! Tutti gli esseri viventi, invece, finiscono per morire, senza però che noi si affondi fino al ginocchio nei corpi morti di piante e animali. Questo perché un gruppo di organismi viventi si è specializzato nel nutrirsi di piante e di animali morti.
Gli animali che si nutrono dei resti morti di piante e animali, ad esempio i coleotteri e le mosche (e le loro larve), insieme con lombrichi, millepiedi, lumache, chiocciole e onischi, sono chiamati decompositori. Essi scompongono la materia in pezzi minuscoli, che poi espellono con gli escrementi. Batteri e funghi portano a termine il lavoro di trasformazione dei materiali vegetali e animali in sostanze chimiche che le piante e gli altri esseri viventi possono riutilizzare. I decompositori sono una parte fondamentale di molte catene e reti alimentari.
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ECOSISTEMA E CATENE ALIMENTARI |
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Gli esseri viventi di un ecosistema sono collegati fra loro da ciò di cui si nutrono, in quella che viene definita catena alimentare. Una catena alimentare descrive “chi mangia che cosa”.
Ogni catena alimentare comincia con le piante. Una catena alimentare semplice, in un giardino, potrebbe cominciare con una pianta di lattuga (produttore), che viene mangiata da una chiocciola (consumatore primario: erbivoro). Poi un tordo (consumatore secondario: carnivoro) mangia la chiocciola. Più tardi, il tordo viene mangiato da uno sparviero (consumatore terziario: carnivoro).
La catena formata da lattuga → lumaca → tordo → sparviero è un esempio di catena alimentare semplice. Le frecce di una catena alimentare procedono sempre dall’alimento a chi se ne alimenta.
Un’altra catena alimentare semplice è: erba → topo campagnolo → donnola. Ma molti altri animali mangiano l’erba, oltre ai topi campagnoli. Fra di essi si trovano conigli, cavallette, lumache, chiocciole, pecore, mucche e cavalli. I topi campagnoli possono anche divenire preda di altri animali oltre alle donnole, ad esempio ermellini, volpi o gufi. A loro volta, i topi, gli ermellini, le volpi e i gufi possono avere pulci e altri parassiti sul corpo. Solitamente, le catene alimentari non sono semplici linee diritte.
Anzi, ogni pianta o animale può collegarsi e fare parte di molte altre catene alimentari. Questa relazione, più complessa, è nota come rete alimentare |
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L’ALTERAZIONE DELL’EQUILIBRIO |
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Spesso l’uomo altera l’equilibrio di un ecosistema. Ad esempio, nell’altopiano Kaibab, in Arizona (USA), il numero dei cervi in passato era limitato dagli animali che li predavano: coyote, linci, puma e lupi. Nel 1906, i cacciatori decisero di uccidere questi predatori. Senza i loro nemici naturali, nel giro di 20 anni il numero dei cervi aumentò da 4.000 fino a 100.000. Il cibo non era più sufficiente per così tanti cervi! Gli animali strapparono tutte le piante, e senza le piante il terreno veniva gradualmente eroso. Alla fine, la maggior parte dei cervi morì di fame durante due inverni successivi molto rigidi. |
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IL RICICLO DEI MATERIALI |
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In un ecosistema, tutti i componenti sono in equilibrio. Le piante verdi forniscono le sostanze alimentari e l’ossigeno di cui gli animali hanno bisogno. Gli escrementi degli animali, e i resti morti e in decomposizione (sia di piante sia di animali) vengono riciclati nel terreno per essere utilizzati dalle nuove piante in sviluppo. Le nuove piante, a loro volta, forniscono sostanze alimentari e ossigeno per altri animali.
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L’ENERGIA DEL SOLE |
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Un qualsiasi ecosistema è alimentato dal Sole. Il Sole fornisce l’energia luminosa che permette alle piante verdi di produrre sostanze nutritive tramite un processo chiamato fotosintesi. A parte ciò, quasi tutte le altre forniture di alimenti e di energia provengono dall’interno dell’ecosistema stesso. Ogni ecosistema contiene piante e animali, oltre ai loro resti in decomposizione.
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CHE COS’È UN ECOSISTEMA? |
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Una comunità di organismi che vivono in una particolare area, e hanno a disposizione un particolare tipo di terreno, una certa quantità di luce e di acqua, forma quello che gli scienziati chiamano ecosistema.
Un ecosistema è dunque un piccolo mondo che ha caratteristiche particolari: può essere piccolo come la cavità di un albero riempita d’acqua, oppure grande come una foresta. Può ospitare pochissime specie, oppure ne può ospitare centinaia o migliaia, come un oceano o una foresta tropicale. |
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Ecosistema |
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Nessuna creatura al mondo vive in modo completamente autonomo. Ogni organismo vivente dipende infatti dall’ambiente circostante, dalle piante e dagli animali che ha intorno.
Prova a pensare: quando si compra una pianta da piantare in giardino, si chiede al venditore dove è meglio sistemarla, se preferisce stare all’ombra o al sole, di che tipo di terreno ha bisogno e di quanta acqua, e se ha “nemici” come insetti e lumache. Quel giardino, insomma, è un piccolo mondo che può offrire alla pianta un certo tipo di terreno, una certa quantità di nutrimento e di acqua, certi esseri viventi e così via. Se queste precise caratteristiche sono adatte alla pianta, essa potrà entrare a fare parte di quel piccolo mondo |
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Il caso di Dian Fossey |
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Gli interessi contrastanti che entrano in gioco quando si avviano progetti di conservazione possono dare luogo a tensioni e sfociare a volte in gesti violenti. Un famoso esempio di ciò è l'uccisione della zoologa statunitense Dian Fossey nel 1985. Fin dal 1963 la studiosa si era dedicata alla protezione dei gorilla di montagna africani, gravemente minacciati di estinzione, e nel 1967 aveva fondato in Ruanda il Karisoke Research Centre.
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Simbolo del WWF |
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Il WWF è una delle organizzazioni internazionali più conosciute tra quelle che attuano progetti di conservazione dell'ambiente. Tra le sue numerose conquiste ricordiamo il Progetto Tigre del 1973 e la lotta al bracconaggio del rinoceronte del 1979; nel 1980, la pubblicazione della "Strategia mondiale per la conservazione", sottoscritta da 50 paesi; nel 1995, il lancio della campagna Forest for Life; nel 2000, la grande campagna Living Waters per la difesa dei fiumi europei. In Italia il WWF nacque nel 1966. |
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Una vittima del petrolio |
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La conservazione dell'ambiente spesso richiede l'opera di volontari che affiancano il lavoro delle organizzazioni internazionali. Nella foto vediamo come viene ripulito un uccello marino, uno dei tantissimi animali vittime del petrolio fuoriuscito in mare da una petroliera. L'inquinamento da petrolio è tra i più gravi per l'ambiente, perché impedisce per lungo tempo la riproduzione di ogni forma di vita. |
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CHE COS’È UNA CATENA ALIMENTARE? |
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Gli esseri viventi sono collegati fra loro perché, tra loro, c’è chi mangia e chi viene mangiato. Tutti sono dunque collegati come anelli di una catena. Per questo motivo, si dice che nell’ambiente esistono catene alimentari. Una gazzella pascola in una pianura africana. Improvvisamente, un leopardo le piomba addosso, la uccide e inizia il suo banchetto. Questa è una catena alimentare semplice con 3 passaggi: dall’erba alla gazzella al leopardo.
Ma che cosa ottiene ciascun essere vivente da questa catena? La gazzella bruca l’erba per ottenere sostanze nutritive per la crescita e per mantenere il corpo in salute, ed energia per alimentare i muscoli e i processi vitali. Il leopardo mangia la gazzella per lo stesso motivo, per ottenere sostanze nutritive ed energia.
Si può così dire che le sostanze nutritive e l’energia passano lungo una catena alimentare da un organismo al successivo.
LE PIANTE E GLI ANIMALI
Il primo “anello” di tutte le catene alimentari è la luce del Sole, che fornisce l’energia alle piante. Le piante sfruttano questa energia attraverso il processo della fotosintesi e producono sostanze nutritive: perciò le piante sono dette organismi produttori.
Il passaggio successivo di una catena alimentare è un animale mangiatore di piante, cioè erbivoro. L’animale che si nutre di piante è definito un consumatore primario. I passaggi successivi coinvolgono i carnivori, cioè gli animali che mangiano altri animali, ovvero i consumatori secondari.
QUANTO SONO LUNGHE LE CATENE ALIMENTARI?
Le catene alimentari includono piante e animali di ogni tipo e dimensione, e possono avere numerosi passaggi. Ad esempio, alcuni semi vengono mangiati da un topo, che è catturato da una donnola. La donnola viene poi uccisa e mangiata da un falco. Questa è una catena a 4 passaggi.
Le catene alimentari più lunghe si verificano in mare e possono avere 6 o 7 passaggi. Le alghe microscopiche, che galleggiano nelle acque come plancton, sono il nutrimento di diversi minuscoli animali. Questi animali sono poi mangiati da piccoli pesci, che a loro volta vengono mangiati da pesci leggermente più grandi, e così via.
PERDITE DI ENERGIA
A ogni passaggio, però, avviene una perdita di energia. Come mai? Quando un animale si nutre di un altro animale, immagazzina nel suo corpo una certa quantità di energia; questa energia si trasmetterà al passaggio successivo, quando l’animale viene ucciso e mangiato.
Però, l’animale ucciso aveva già utilizzato una certa quantità dell’energia immagazzinata per alimentare i suoi muscoli e i processi vitali. Per questo motivo, l’energia già consumata non può essere trasmessa al passaggio successivo. Così, la quantità di energia diminuisce gradualmente lungo la catena.
Si può raffigurare graficamente una catena alimentare utilizzando una piramide. Le piante (produttori) sono poste alla base. Nello strato superiore ci sono gli erbivori (consumatori primari), poi i carnivori (consumatori secondari). Al vertice della piramide si trovano i superpredatori. I decompositori sono in genere raffigurati sotto o a fianco della piramide principale.
LE CATENE ALIMENTARI HANNO UNA FINE?
L’ultimo passaggio di molte catene alimentari prevede un superpredatore: un grosso animale, abile e feroce cacciatore. Ne sono esempi i falchi e le aquile nell’aria, i leopardi e le tigri sulla terra, gli squali e le orche in mare. I superpredatori predano altre creature ma non vengono cacciati.
Comunque, i superpredatori non vivono per sempre! E quando muoiono, anch’essi vengono mangiati. Vi sono organismi chiamati decompositori, che si nutrono dei resti in decomposizione. Fra di essi ci sono microrganismi come i batteri, e poi muffe e altri funghi, larve, vermi, insetti. A loro volta, questi organismi costituiscono cibo per altri animali. Così, la catena può ricominciare.
LE RETI ALIMENTARI
Le catene alimentari possono intrecciarsi fra di loro, e trasformarsi così in una rete alimentare. Prova a immaginare: un uccello si nutre di alimenti diversi, ad esempio semi e frutti, un bruco (che ha appena mangiato una foglia), una libellula (che ha banchettato con afidi) e qualche larva (che si è nutrita di carne in putrefazione). In questo modo, l’uccello ha mangiato molti alimenti diversi e si è comportato sia da erbivoro che da carnivoro. Per questo l’uccello viene definito onnivoro, cioè un animale che mangia di tutto. Lo stesso tipo di bruchi può essere il cibo anche di un altro animale, come un piccolo mammifero: perciò, le cose si complicano e la catena alimentare dell’uccello e del mammifero si intrecciano.
IMPORTANZA DELLE CATENE ALIMENTARI
Se un essere vivente diventa molto raro, allora sapere che cosa mangia, o chi lo mangia, potrebbe aiutare a evitarne l’estinzione o comunque a capire certi problemi che si osservano nell’ambiente. Una catena alimentare è così perfettamente “studiata” dalla natura che se succede qualcosa a livello di un anello della catena, può succedere qualcosa di impensato a livello di un altro anello della catena. Ad esempio, se gli insetti di cui si nutrono le rondini vengono distrutti perché danneggiano le coltivazioni, anche le rondini non trovando più il loro cibo spariscono, o sono costrette a cercare cibo altrove. Se viene distrutta una foresta di eucalipto per fare posto a una strada, si renderà impossibile sopravvivenza del koala che si nutre solo di quelle piante.
Inoltre, le reti alimentari costituiscono un elemento importante degli studi sull’equilibrio naturale, all’interno di una disciplina chiamata ecologia. Essa studia come gli esseri viventi possano stare insieme, come in un gigantesco puzzle, e come le attività dell’uomo influenzino e a volte danneggino il mondo naturale.
L’uomo fa parte delle catene e delle reti alimentari, proprio come tutte le altre creature viventi. La maggior parte degli esseri umani è onnivora, cioè mangia una grande varietà di piante e di prodotti animali. Studiare le catene alimentari delle quali l’uomo fa parte può aiutare gli agricoltori a migliorare le colture e ad allevare altri animali. |
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Vita in uno stagno |
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Le forme di vita che popolano uno stagno sono tutte collegate in una rete alimentare, in base a "chi mangia che cosa". Se tu fossi il luccio o il merlo che cosa mangeresti? Il luccio è un pesce predatore e, tra questi animali, sceglierebbe la rana, il pesce sole o le trote più piccole; il merlo si ciba di insetti, vermi, piccoli molluschi e bacche e, nello stagno, le sue vittime sarebbero il gerride, la libellula e la chiocciola lacustre.
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Catene alimentari e reti alimentari |
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Nella catena alimentare, il Sole è la sorgente di energia: le piante usano questa energia per fabbricare cibo (zuccheri) e sono perciò produttori. Gli erbivori (consumatori primari) si nutrono dei produttori. I carnivori (consumatori secondari) si nutrono degli erbivori. I decompositori (funghi e batteri) ricevono energia dalla decomposizione di altri organismi morti (piante e animali).
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CHE COS’È LA CARESTIA? |
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Quando in una regione il cibo scarseggia per un tempo abbastanza lungo, si dice che in quella regione c’è una carestia. Le persone, soffrendo la fame, si indeboliscono e consumano tutte le “scorte” del loro corpo, perciò diventano sempre più magre e deboli. A causa della denutrizione, anche le naturali difese del corpo si indeboliscono, per cui le malattie, ad esempio la malaria e la tubercolosi, si sviluppano più facilmente.
Nella storia dell’uomo vi sono stati molti periodi di carestia che hanno interessato vasti territori. Ma la carestia non è qualcosa che appartiene solo al passato. Forse ti è capitato di vedere alcune foto della carestia che colpì la regione africana del Sahel negli anni Ottanta del Novecento. Ebbene, ancora oggi in quella zona le risorse alimentari scarseggiano e molte persone soffrono a causa della grave mancanza di cibo.
QUALI SONO LE CAUSE DI UNA CARESTIA?
La carestia è spesso provocata da fattori naturali, specialmente dalla siccità. La siccità si verifica quando per un lungo periodo di tempo cade poca pioggia. Il grano e le altre colture non possono crescere, gli animali non hanno erba da mangiare. I pesci restano senz’acqua e muoiono nei letti dei fiumi e sul fondo dei laghi asciutti.
Un solo anno di siccità in genere non porta alla carestia, ma costringe la popolazione a consumare il cibo messo da parte negli anni precedenti. Una parte di queste scorte è composta da cereali, come frumento e mais, che avrebbero dovuto essere usate per le semine degli anni successivi. I contadini devono allora acquistare altre sementi, ma nelle zone più povere del mondo questo non è sempre facile. Adesso capisci in che modo due o tre anni consecutivi di siccità possono causare una carestia. I contadini non hanno cibo, né sementi, e neppure denaro per acquistarne delle altre. Questo è quanto accadde negli anni Ottanta nel Sahel.
Può sembrare sorprendente, ma anche le alluvioni sono causa di carestie. Troppa pioggia abbatte le spighe di grano e le inondazioni le fanno marcire. Questo fenomeno accade talvolta in Bangladesh, uno stato che si trova nel subcontinente indiano. Ogni anno, durante la stagione dei monsoni, il Bangladesh è colpito dalle inondazioni. È vero che la maggior parte dei terreni coltivati è costituita da risaie, che hanno bisogno di grandi quantità d’acqua, ma devi ricordare che una quantità d’acqua eccessiva distrugge i raccolti di riso. Le tempeste tropicali con grandine e forti venti radono al suolo le fattorie in molte parti del mondo, in India, in Cina, nel Nord e nel Sud America.
Anche terremoti e vulcani possono provocare una carestia. La lava vulcanica fuoriesce e travolge le colture che crescono sul fertile suolo che si trova lungo i fianchi del vulcano e ai suoi piedi. Un’altra causa sono gli insetti, ad esempio le cavallette (o locuste), che divorano interi raccolti lasciando dietro di sé desolazione e fame. Infine, le piante possono essere colpite da malattie che pregiudicano i raccolti.
ANCHE L’UOMO FA LA SUA PARTE
Anche gli esseri umani possono provocare la carestia. La guerra costringe le popolazioni a fuggire dalle proprie case e dalle proprie terre; i giovani vengono chiamati a combattere come soldati e non possono più occuparsi della semina e del raccolto. Durante le guerre, a volte si decide di incendiare i campi per affamare la popolazione e costringerla ad arrendersi. In Europa, nel corso della seconda guerra mondiale, morirono di fame migliaia di persone.
Alcuni scienziati ritengono che i disastri naturali, quali la siccità e le alluvioni, stiano aumentando a causa del riscaldamento globale provocato dall’inquinamento. Essi affermano che la situazione migliorerà quando bruceremo meno combustibili fossili, primo fra tutti il petrolio.
Infine, le nazioni ricche e le grandi aziende (dette anche multinazionali) spesso impediscono ai paesi poveri di sviluppare un proprio mercato e una propria industria. Ciò significa che le nazioni povere hanno pochissimo denaro per far fronte ai periodi di carestia.
CHE COSA SI PUÒ FARE?
Molti dei paesi che vengono colpiti dalla carestia cercano di aiutarsi tra di loro. Nel corso della carestia nel Sahel, il governo dell’Etiopia e la Croce Rossa etiope misero a disposizione più della metà del cibo necessario a soccorrere coloro che stavano soffrendo la fame. Inoltre, l’Etiopia rimboschì la regione, piantando migliaia di alberi. Piantare nuovi alberi aiuta a mantenere il suolo compatto, fornisce umidità alla terra e crea più umidità nell’aria.
I fertilizzanti chimici fanno crescere le piante più rapidamente, ma costringono anche a usare enormi quantità d’acqua per mantenerle sane. Alcuni agricoltori stanno tornando ai vecchi fertilizzanti, ad esempio il letame di vacca. Gli stessi agricoltori, inoltre, scelgono tipi di colture che hanno bisogno di minori quantità di acqua per crescere. Molte comunità stanno costituendo mercati locali per vendere i propri prodotti e creare benessere, e stanno anche costruendo reti stradali migliori nei loro paesi. |
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Aiuti contro la fame |
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Un camion del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite porta aiuto a un gruppo di azeri, una popolazione che vive in Afghanistan. La mancanza di cibo non è provocata solo da cause naturali: spesso è causata dalla guerra, che distrugge colture e scorte di alimenti, e interrompe ogni attività produttiva.
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Carestia: morire di fame |
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Se il cibo scarseggia o manca del tutto in una regione, per un periodo più o meno lungo, la popolazione soffre e non riesce a sopravvivere. Il corpo cerca di utilizzare più che può le sue "scorte" di energia, fino al punto che "consuma" grassi e muscoli per ottenere sostanze utili.
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L'azione dell'uomo sull'ambiente |
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L'uomo preleva dall'ambiente risorse necessarie per il proprio sviluppo; d'altra parte, crea sconvolgimenti negli equilibri naturali ai quali non è sempre possibile porre rimedio. Il filmato ti mostra alcune delle attività umane che hanno effetti negativi sull'ambiente.
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Isole artificiali |
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Queste isole, situate di fronte alla costa di Dubai negli Emirati Arabi, sono le più grandi isole artificiali del mondo. L'isola della fotografia si chiama Jebel Ali, è un famoso centro turistico riconoscibile per avere la forma di una palma, circondata da mezze lune. Alberghi, porti, spiagge di sabbia bianca, centri di divertimenti, fanno di questa isola un vero e proprio paradiso per turisti che alcuni hanno chiamato "l'ottava meraviglia del mondo".
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Centrale idroelettrica di Itaipù |
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La centrale idroelettrica di Itaipù si trova al confine tra Paraguay e Brasile. È la più grande centrale del mondo, la cui diga si estende su una superficie di circa 1300 km quadrati.
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La distruzione delle foreste |
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L'abbattimento di grandi aree di foresta determina gravi danni all'ambiente. In particolare, crea il rischio di erosione del terreno: ciò significa che il suolo, non più trattenuto dalle radici delle piante e non più protetto dalle foglie, è esposto a pioggia, grandine, neve, sole e vento. Esso si impoverisce sempre più di sostanze utili e lentamente si trasforma in un deserto.
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Il buco nell'ozono |
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L'atmosfera che circonda il nostro pianeta contiene una sostanza, l'ozono, che funziona come un filtro e trattiene le radiazioni solari più pericolose per la vita sulla Terra: i raggi ultravioletti. Da tempo si è visto che al di sopra dell'Antartide si è creato un "buco" nello strato di ozono, particolarmente evidente in questa immagine a colori falsati, ottenuta da un satellite nell'ottobre 1999. Le zone in cui l'ozono è più rarefatto sono rappresentate in blu.
La causa del fenomeno sembra derivare dall'utilizzo di alcuni gas, ad esempio i CFC (cloro-fluoro-carburi), usati nelle bombolette spray e negli impianti di raffreddamento, come condizionatori e frigoriferi.
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Sviluppo dell'agricoltura |
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Circa 10.000 anni fa, l'uomo imparò a coltivare le piante e ad allevare gli animali: non ebbe più bisogno di spostarsi e costruì i primi villaggi. Le attività agricole dell'uomo hanno cambiato (e continuano a cambiare) profondamente il territorio. Ciò ha causato modificazioni anche nelle forme di vita selvatiche: alcune si sono estinte perché il loro ambiente naturale è scomparso, altre al contrario sono state avvantaggiate.
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Pastori nomadi |
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I primi uomini erano nomadi: si spostavano da una regione all'altra per trovare cibo, acqua e un clima più ospitale. Vivevano da cacciatori-raccoglitori, cioè uccidevano gli animali selvatici e raccoglievano solo quello che le piante offrivano. Questo modo di vivere sopravvive ancora oggi in alcune tribù, come ad esempio tra i pastori della Mongolia.
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Componenti dell'ambiente |
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Una cascata scende fra le rocce e la vegetazione, sotto il cielo nuvoloso. In questa immagine vedi riunite le parti che compongono l'ambiente: acqua, terra, luce solare, aria. La quantità e il modo in cui ognuno di questi elementi è presente nell'ambiente determina che tipi di esseri viventi possono sopravvivere: ad esempio, se un ambiente ha terreno sabbioso e poca acqua, in esso potranno crescere solo alcune piante e non altre.
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Camminare sull'acqua |
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La superficie dell'acqua ha una strana caratteristica: forma una specie di membrana sulla quale gli insetti più leggeri riescono a camminare come se si trovassero sopra un foglio di plastica. Questa proprietà si chiama tensione superficiale. L'insetto della foto è un gerride e puoi vederlo con facilità sulle acqua calme degli stagni.
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