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    Importanza del ghiaccio

Il ghiaccio galleggia sull'acqua: questa semplice caratteristica è molto importante per gli esseri viventi. Un esempio? L'orso polare usa la piattaforma di ghiaccio del Polo Nord come territorio di caccia, e aspetta che dall'acqua emerga una foca. Le foche invece spesso nuotano sotto la piattaforma, che usano come protezione.

 
    La rugiada

Le goccioline di rugiada sui fili d'erba nelle prime ore del mattino, in primavera, sono la prova che l'acqua è presente nell'aria, anche se noi non la vediamo. Il vapore acqueo della tiepida aria primaverile, quando incontra la superficie ancora fredda (dopo la notte) dell'erba, condensa, cioè passa dallo stato di gas allo stato liquido, e forma le goccioline.

 
    I vasi comunicanti

Immagina di avere tanti vasi di forme diverse, che in basso sono collegati da un recipiente e, quindi, comunicano fra loro. Se apri il rubinetto e li riempi di acqua, che cosa succede? L'acqua, per effetto della pressione con cui esce dal rubinetto, risale in ogni vaso e raggiunge sempre lo stesso livello, qualunque sia la forma dei vasi.

 
    Legami fra molecole d'acqua

L'atomo di ossigeno (colore grigio) di una molecola cerca di attirare un atomo di idrogeno (colore azzurro) di un'altra molecola. Così tra le molecole si creano collegamenti (i legami) non molto forti, ma sufficienti per tenere insieme le molecole e dare all'acqua liquida l'aspetto che conosci. Se la temperatura aumenta (ad esempio bollendo una pentola d'acqua), i legami si rompono e si forma il vapore. Se si abbassa (mettendo acqua in freezer), i legami diventano più forti e si forma il ghiaccio.

 
    La molecola dell'acqua

Immagina di diventare piccolissimo e di poter nuotare… in un bicchiere d'acqua! Vedresti che il liquido è formato da tante molecole tutte uguali a questa. Ognuna contiene un atomo di ossigeno e due più piccoli di idrogeno. Anche il vapore acqueo che esce dalla pentola sui fornelli e il ghiaccio a cubetti dentro una bibita sono fatti da molecole come questa.

 
    BREVE VITA DI UN FARAONE

Tutankhamon nacque intorno al 1360 a.C. e divenne faraone qualche anno dopo la morte del faraone Akhenaton, quando aveva circa 10 anni. Akhenaton era stato un faraone impopolare perché aveva cambiato le antiche tradizioni: aveva infatti introdotto un nuovo culto e aveva trasferito la capitale ad Akhetaton. Tutto quello che sappiamo su Tutankhamon è che permise di tornare al culto del dio Ammone e che riportò la capitale a Tebe (l’odierna Luxor).

Si suppone che Tutankhamon morì giovanissimo, ad appena 18 anni. Nonostante le scarse notizie sulla vita, la sua tomba, al contrario, conteneva molte informazioni sullo stile di vita e la ricchezza dei faraoni dell’antico Egitto.

LE TOMBE DEI FARAONI

Durante i primi anni del Medio Regno, i faraoni venivano normalmente seppelliti in enormi piramidi, che però erano spesso preda dei ladri. Per difendersi dai saccheggiatori, i faraoni del Nuovo Regno decisero di farsi seppellire in tombe sotterranee, non visibili dall’esterno. Le tombe furono scavate in una valle nascosta sull’altra sponda del Nilo rispetto a Tebe, ora conosciuta come la Valle dei Re. Tuttavia, nemmeno questo luogo remoto riuscì a proteggere del tutto i tesori dei faraoni dalle mire dei “tombaroli”.

IL RITROVAMENTO DELLA TOMBA DI TUTANKHAMON

Nel 1922 l’archeologo britannico Howard Carter fece un’incredibile scoperta nella Valle dei Re. Scoprì infatti l’entrata di una tomba che mai nessuno aveva notato. Dopo aver rimosso tutta la sabbia che copriva l’entrata, si accorse che la porta interna della tomba era ancora intera: ciò voleva dire che nessun ladro era arrivato fino a lì. Quando finalmente riuscì a entrare, si trovò davanti a un incredibile tesoro, rimasto sepolto per oltre 3.000 anni.

La camera esterna della tomba era stipata di statue di legno intagliato e diversi mobili (sedie, tavoli, letti) tutti ricoperti di oro puro. Vi erano, inoltre, casse piene di gioielli e di ceramiche decorate. Pur colpito dalla straordinaria scoperta, Carter era convinto che la tomba nascondesse altre ricchezze. Dopo aver ripulito la camera esterna, demolì il muro di fondo e si trovò in un’altra camera, dov’era nascosta la mummia del faraone.

La camera interna era quasi completamente occupata da un’enorme cassa di legno dorato. Dentro la cassa, si trovava un meraviglioso sarcofago di legno dipinto. All’interno di questo sarcofago ce n’era un altro e poi un altro ancora. Il sarcofago più interno era in oro puro, ricoperto di pietre preziose, e conteneva la mummia del faraone. La maschera d’oro di Tutankhamon è diventata una delle più famose immagini dell’antico Egitto.

 
    Ritrovamento della tomba di Tutankhamon

La tomba di Tutankhamon fu scoperta nel 1922. A differenza delle altre tombe dei faraoni, era rimasta intatta e mai saccheggiata dai ladri. Al suo interno gli archeologi trovarono migliaia di oggetti, gioielli, statue e mobili riccamente decorati e costruiti con i più preziosi metalli e pietre dell'epoca.

 
    Tesoro di Tutankhamon

Le pareti della tomba del faraone Tutankhamon erano ricoperte da un sottile foglio d'oro, come si può vedere nella foto.

 
    Maschera funeraria di Tutankhamon

La maschera di Tutankhamon venne rinvenuta nella tomba del faraone nel 1922. Gli antichi egizi usavano imbalsamare il corpo dei faraoni e rivestirlo poi con gli abiti migliori. Sulla testa ponevano una maschera che riproduceva il volto del faraone.

 
    Palazzo d'Estate, San Pietroburgo

Nel 1703 Pietro il Grande ordinò la costruzione di una nuova città sul fiume Neva. Divenne la nuova capitale dell'impero russo e fu chiamata San Pietroburgo.

Il Palazzo d'Estate fu progettato da un architetto francese sull'esempio della reggia di Versailles.

 
    Monumento di Pietro il Grande

Pietro il Grande fu zar di Russia dal 1682 al 1725. Amante dell'Occidente, si adoperò per trasformare la Russia in uno stato moderno e in una grande potenza europea.

 
    Pietro il Grande

Fu Pietro il Grande a trasformare la Russia in un impero. Egli si preoccupò non solo di ammodernare la società e le conoscenze tecniche, ma allargò anche i confini dell'impero verso il Mar Baltico.

 
    UN GRANDE STATISTA

Nato in un’importante famiglia aristocratica, Pericle partecipò fin da giovane alla vita politica e fu più volte eletto stratega, una delle più alte cariche della democrazia ateniese. Sostenne il regime democratico e fece approvare alcune riforme che permisero anche ai cittadini meno benestanti di partecipare attivamente alla vita politica della città: ad esempio favorì l’introduzione di uno “stipendio” per chi prendeva parte alle sedute delle assemblee pubbliche.

Pericle fu amico dei più grandi poeti, filosofi e artisti dell’epoca; uomo di cultura e amante delle arti, promosse la costruzione del Partenone sull’Acropoli della città, ancora oggi simbolo della grandezza di Atene in età classica.

In politica estera cercò di rafforzare l’alleanza tra Atene e le altre città greche contro l’impero persiano, ma ordinò anche che ogni città instaurasse un regime democratico simile a quello ateniese e impose il pagamento di pesanti tasse.

Pericle morì di peste nel 429 a.C. Durante il suo governo, Atene raggiunse la sua massima potenza e grandezza, tanto che questo periodo viene ancora oggi chiamato “l’età di Pericle”.

 
    Acropoli di Atene

Fu Pericle a ordinare la costruzione dei maggiori edifici dell'Acropoli, l'antica città fortificata che domina Atene.

 
    Pianta dell'antica Atene

Nel V secolo a.C. Pericle terminò la costruzione delle Lunghe Mura, che proteggevano la strada che collegava Atene al suo porto, Il Pireo.

 
    UN CARATTERE INSTABILE

Claudio Cesare Nerone aveva 17 anni quando salì al trono imperiale, succedendo all’imperatore Claudio grazie alle manovre politiche di sua madre Agrippina. Nei primi anni di regno, Nerone si dimostrò un imperatore saggio e moderato, e mise in pratica gli insegnamenti che aveva ricevuto dal filosofo Seneca sull’arte politica. Tuttavia, a partire dal 59, non nascose più il suo carattere violento e le sue manie di grandezza.

Dopo aver fatto uccidere il fratellastro Britannico, che poteva ambire al trono, e anche la madre Agrippina, che ormai ostacolava le sue ambizioni, Nerone iniziò a governare in maniera sempre più dispotica. Era ostile soprattutto nei confronti del Senato e dei cittadini più ricchi, favorendo al contrario il popolo e l’esercito, che teneva impegnati in continue guerre di conquista.

Grande ammiratore della Grecia, si fece costruire a Roma una fastosa residenza imperiale, chiamata Domus Aurea, degna di un imperatore orientale.

Per combattere le ribellioni interne, ordinò violente repressioni che colpirono prima i cristiani, incolpati come responsabili dell’incendio che distrusse Roma nel 64 (che invece fu proprio Nerone a volere), poi i membri del Senato, accusati di aver tentato di rovesciare il suo potere. Davanti alla rivolta dell’esercito, stanziato in Gallia e in Spagna, fu però costretto a fuggire da Roma e, dichiarato nemico pubblico dal Senato, si suicidò.

 
    Agrippina

Madre di Nerone, Agrippina tramò per permettere la salita al potere del figlio. Una volta diventato imperatore, Nerone la fece uccidere da un sicario.

 
    Nerone

 Nerone fu imperatore di Roma dal 54 al 68 d.C. Uomo violento e ambizioso, era sostenuto dall'esercito e dalle classi più povere della popolazione, ma odiato e osteggiato dal Senato e dall'aristocrazia.

 
    La sconfitta di Waterloo

Nella battaglia di Waterloo le truppe di Napoleone furono definitivamente sconfitte dagli eserciti delle potenze europee.

 
    I "cento giorni"

Nel 1814 Napoleone fu mandato in esilio sull'isola d'Elba. Nel marzo 1815 riuscì a scappare e a sbarcare in Francia. Grazie al sostegno della gente, arrivò a Parigi e riprese il potere nei cosiddetti "cento giorni", prima di essere definitivamente sconfitto.

 
    La campagna di Russia

Nell'estate del 1812 Napoleone partì con 600.000 soldati alla conquista della Russia. Arrivato alle porte di Mosca in settembre, il generale francese trovò una città deserta e incendiata. I russi infatti si erano ritirati dopo aver distrutto e bruciato ogni cosa. Senza scorte di cibo e nel mezzo del gelido inverno russo, Napoleone dovette arrendersi e ritirarsi.

 
    Battaglia di Austerlitz

Il 2 dicembre 1805 Napoleone sconfisse gli eserciti russo e austriaco nella battaglia di Austerlitz.

 
    Guerre napoleoniche

L'animazione mostra le battaglie e le conquiste di Napoleone durante gli anni del suo impero. Nel 1812, gran parte dell'Europa era stata conquistata dalla Francia.

 
    Napoleone incoronato imperatore

Napoleone incoronato imperatore
Il 2 dicembre 1804 Napoleone fu incoronato imperatore dal papa Pio VII nella Cattedrale di Notre-Dame, a Parigi. L'evento fu dipinto dal pittore francese Jacques-Louis David.

 
    Colpo di stato del 18 brumaio

Il 18 brumaio dell'anno VIII della Repubblica francese (che corrisponde al 9 novembre 1799), Napoleone Bonaparte sciolse il governo del Direttorio e si nominò Primo Console.

 
    Bandiera della Repubblica Cisalpina

Dopo aver conquistato quasi tutta l'Italia, Napoleone la riorganizzò in quattro Repubbliche: Cispadana, Cisalpina, Romana e Partenopea. I rivoluzionari italiani che seguirono Napoleone scelsero il rosso, il verde e il bianco come colori della bandiera della Repubblica Cisalpina.

 
    Napoleone Bonaparte

Napoleone Bonaparte fu un grande uomo politico e militare. Negli anni del suo impero conquistò gran parte dell'Europa occidentale e diffuse le idee della Rivoluzione francese. Persino un compositore come Beethoven si ispirò a Napoleone per comporre una sinfonia: la Terza Sinfonia, detta "Eroica".

 
    Claretta Petacci

L'attrice Claretta Petacci si innamorò di Mussolini nel 1932 e da quella data gli restò sempre accanto, anche se il duce era già sposato e padre di tre figli. Il 27 aprile 1945 fu arrestata insieme a Mussolini, mentre cercavano di scappare in Svizzera. Entrambi vennero poi fucilati.

 
    Un giovane "Balilla"

Durante il fascismo, i bambini dagli otto ai dieci anni erano obbligati a far parte dell'Opera Nazionale Balilla. Si trattava di un'organizzazione ricreativa per bambini, che aveva però il compito di trasmettere l'ideologia fascista anche ai più piccini. I Balilla erano vestiti con la divisa fascista, dovevano partecipare alle adunate e marciare come piccoli soldati.

 

 
    Benito Mussolini e Adolf Hitler

Nel 1936 Mussolini strinse un'alleanza con il dittatore tedesco Adolf Hitler. Nella foto, i due dittatori sono ritratti insieme a Monaco nel 1937. Per seguire e compiacere l'alleato tedesco, nel 1938 Mussolini firmò le leggi razziali, che escludevano gli ebrei dalla vita civile.

 
    Mussolini proclama l'impero

Il 9 maggio 1936 Mussolini annunciò la nascita della colonia dell'Africa Orientale Italiana. Il desiderio del duce di avere un impero coloniale si era finalmente realizzato con la conquista dell'Etiopia.

 
    Benito Mussolini

 La Marcia su Roma Il 28 ottobre 1922, Mussolini ordinò ai suoi uomini di marciare tutti verso Roma per spaventare il re e il governo. Invece di decretare lo stato d'assedio, Vittorio Emanuele III di Savoia affidò al duce il governo del paese. Iniziava così la dittatura fascista.

 
    Cinque Giornate di Milano

Nel 1848 Mazzini rientrò in Italia dall'esilio e combatté contro gli austriaci nelle Cinque Giornate di Milano: il 18 marzo i milanesi si ribellarono alla dominazione austriaca e, dopo cinque giorni di duri scontri per le strade della città, riuscirono a cacciare gli occupanti (il 22 marzo 1848).

 

 
    La "Giovine Italia"

Nel 1831 Mazzini fondò la Giovine Italia, un'organizzazione che lottava per la nascita in Italia di una repubblica indipendente e unita.

Per far conoscere le sue idee, Mazzini pubblicò un giornale di propaganda (di cui vediamo la copertina nella foto) che si chiamava come la società segreta.

 
    Giuseppe Mazzini

Mazzini si battè in ogni modo per l'unità d'Italia. Fin dai primi anni dell'Ottocento, organizzò i patrioti italiani e diede inizio a diversi moti rivoluzionari. Costretto all'esilio per gran parte della sua vita, morì a Pisa sotto il falso nome di Mr. Brown.

 
    Le Guardie Rosse

Nel 1966 i giovani comunisti cinesi si organizzarono nelle Guardie Rosse. Il loro compito era abbattere le vecchie tradizioni e le vecchie idee, e diffondere il pensiero di Mao, raccolto nel famoso Libretto Rosso.

 
    La Lunga Marcia

Durante gli anni della guerra civile, i comunisti di Mao dovettero scappare dall'attacco delle forze avversarie dei nazionalisti. Nel 1934 percorsero quasi 10.000 chilometri prima di fermarsi nel nord della Cina. La Lunga Marcia costò la vita di oltre 90.000 soldati, ma permise la sopravvivenza del comunismo cinese.

 
    Mao e i contadini

Per Mao Zedong la grande forza della Cina erano i contadini. Egli era convinto che la rivoluzione comunista non avrebbe avuto successo in Cina senza l'appoggio dei contadini (che erano la grande maggioranza della popolazione). Nei lunghi anni che precedettero la nascita della Repubblica popolare, Mao cercò sempre il sostegno delle grandi masse contadine e per loro promosse poi la riforma agraria.

 
    Mao Zedong

Dopo anni di guerra civile, nel 1949 Mao Zedong fondò la Repubblica popolare cinese. La Cina divenne così un paese comunista.

Nel brano che ascoltiamo, tratto da un discorso pronunciato nel 1956, Mao invita i militanti comunisti ad agire con modestia per diffondere la "rivoluzione proletaria" tra le masse cinesi: "Malgrado le grandi conquiste da noi fatte, non c'è ragione per essere arroganti. La modestia vi fa avanzare; l'arroganza vi fa arretrare".

 
    Martin Lutero

Nei primi anni del XVI secolo un sacerdote tedesco di nome Martin Lutero, fondò la Chiesa protestante. La Riforma, iniziata da Lutero, divise il mondo cristiano e fece precipitare l’Europa in un secolo di feroci lotte religiose.

LA GIOVINEZZA

Martin Lutero nacque nel 1483. Era figlio di un minatore arricchito e ricevette una buona educazione. Nel 1501 andò all’università per studiare giurisprudenza, ma dopo poco tempo i suoi interessi si spostarono dallo studio delle leggi a quello della religione. Abbandonò allora gli studi giuridici ed entrò in un monastero, dove diventò monaco; nel 1507 fu ordinato sacerdote. Nel 1511 si laureò in teologia e mentre stava approfondendo i suoi studi, fu mandato in viaggio a Roma. Qui rimase scioccato dal comportamento disinvolto del clero romano. Nel 1512 fu designato professore di teologia all’Università di Wittenberg, in Sassonia, uno degli stati del Sacro Romano Impero.

LE 95 TESI

Il viaggio a Roma lo convinse che la Chiesa cattolica si era ormai persa e che stava allontanando i credenti dalla retta via. Il 31 ottobre 1517 Lutero affisse un cartello alla porta della Cattedrale di Wittenberg (come si usava fare all’epoca), nel quale erano esposte le sue 95 tesi contro la Chiesa di Roma. Le tesi erano una lista di critiche contro gli abusi compiuti dal clero; tra essi in primo luogo vi era la vendita delle indulgenze. La Chiesa concedeva, dietro pagamento, un’indulgenza per perdonare i peccati commessi dagli uomini.

Questo fu l’inizio della Riforma protestante. Le idee di Lutero, che proponevano un nuovo modo di avvicinarsi a Dio e alla religione, produssero un gran fermento e ottennero l’appoggio di molte persone. Secondo Martin Lutero ogni persona riceve la salvezza eterna per grazia di Dio e non per meriti propri. Egli contestò poi la gerarchia cattolica con a capo il papa, perché credeva nel dialogo diretto con Dio. Lutero tradusse poi la Bibbia in tedesco per far conoscere la parola di Dio anche a chi non conosceva il latino (cioè la maggior parte della popolazione).

LE CONSEGUENZE

Martin Lutero corse un grave pericolo a pubblicare le sue idee. Il papa Leone X prima lo condannò e poi, nel 1521, lo scomunicò (lo escluse dalla Chiesa) mentre Carlo V, imperatore del sacro romano impero, lo dichiarò fuorilegge. Ma Lutero, grazie alla sua rete di sostenitori e protettori, trovò rifugio in un castello in Sassonia.

Nel frattempo altri sacerdoti iniziarono a diffondere le sue idee e nel 1524 il risentimento contro la Chiesa cattolica esplose in Germania in una rivolta dei contadini contro le autorità ecclesiali e feudali. Nel 1525 Lutero sposò una ex suora, anche se il matrimonio non era permesso ai preti cattolici.

LA COSTRUZIONE DI UNA NUOVA RELIGIONE

Nel 1527, dopo che la rivolta dei contadini fu domata, la Sassonia adottò il credo di Lutero come religione ufficiale dello stato. Nel 1529 al suo pensiero venne dato il nome di protestantesimo, poiché esso rappresentava una protesta, una critica, contro la Chiesa cattolica. Nel 1530 Lutero affidò al suo amico Melantone il compito di mettere per iscritto e difendere il suo pensiero. Questo documento, conosciuto come la Confessione di Augusta (dalla città tedesca dove si riuniva la Dieta imperiale), contiene la base della dottrina luterana. Le sue idee si diffusero rapidamente nel resto d’Europa.

Lutero continuò a studiare la Bibbia e a insegnare all’Università di Wittenberg fino alla sua morte, avvenuta nel 1546.

 
    Luigi XIV

Conosciuto come il Re Sole, Luigi XIV regnò sulla Francia per 72 anni. Nessun altro sovrano europeo ha mai governato così a lungo. La corte di Luigi XIV era conosciuta in tutto il mondo per il suo splendore. Il Re Sole rese la Francia la più grande potenza militare e il più vivace centro culturale dell’Europa del XVII secolo.

UN’EDUCAZIONE REGALE

Luigi diventò re nel 1643, quando il padre Luigi XIII morì. Aveva solo cinque anni e la madre, Anna d’Austria, governò al suo posto finché non fu abbastanza grande. Intanto Luigi veniva educato a diventare un re dal suo tutore e primo ministro, Giulio Mazzarino. Nel 1660 Luigi sposò Maria Teresa, figlia del re di Spagna e l’anno dopo, quando aveva 22 anni, assunse il governo della Francia.

LA GLORIA

Una serie di rivolte contro l’autorità del re, scoppiate quando era ancora bambino, lo resero diffidente verso la nobiltà e lo convinsero della necessità di concentrare tutto il potere solo nelle sue mani. Si dice che il giovane sovrano, per dimostrare a tutti la sua grandezza, pronunciò la frase: l’Etat c’est moi, “lo Stato sono io”.

Luigi non volle quindi nessun primo ministro e si limitò a scegliere Jean-Baptiste Colbert come ministro delle Finanze. Colbert era un esperto economista e un eccellente statista. Diede un rinnovato slancio al commercio e all’industria, riformò l’esercito e la marina del regno, costruì strade e canali. Le riforme di Colbert diedero alla Francia un maggiore potere economico e Luigi poté concentrarsi sulla guerra e sulla gloria delle vittorie.

Nel 1667 invase i Paesi Bassi spagnoli e nel 1668, con la pace di Aquisgrana, ottenne il dominio su dodici città. Nel 1672, con l’aiuto del re inglese Carlo II, attaccò l’Olanda e conquistò nuovi territori.

Ordinò allora la costruzione della Reggia di Versailles, nei dintorni di Parigi. Il magnifico palazzo fu progettato e decorato dai migliori artisti europei e fu completato nel 1682.

I CONFLITTI RELIGIOSI

Luigi era un devoto cattolico e volle riportare la Francia sotto il controllo della Chiesa romana. Nel 1685 annullò l’editto di Nantes, che fin dal 1598 permetteva ai protestanti francesi di esercitare la loro fede. Più di 200.000 ugonotti (com’erano chiamati i protestanti francesi) andarono in esilio, e molti di loro si stabilirono in Inghilterra e in Olanda. Tre anni più tardi, Luigi invase la Renania, ma fu sconfitto dalla Lega di Augusta.

Nel 1701 pose il nipote Filippo sul trono di Spagna. Ma gli altri paesi europei, inclusa l’Inghilterra, si opposero alla Francia e scatenarono la guerra di Successione spagnola. Luigi perse le più importanti battaglie della guerra, ma riuscì a ottenere il controllo della Spagna. Con il trattato di Utrecht del 1713, la Francia dovette però cedere alcune delle sue colonie all’Inghilterra.

IL POTERE DELLA CULTURA

Nella sua ricerca di gloria, per se stesso e per la Francia, Luigi divenne anche un grande patrono delle arti. I migliori autori di teatro dell’epoca, tra i quali Molière, furono messi in scena a Versailles. Pittori e scultori, architetti e scienziati furono incoraggiati dalla nuova Accademia, creata dal re.

Luigi morì a Versailles nel 1715, e suo nipote divenne re di Francia con il nome di Luigi XV.

 

 
    Lenin

Lenin fu un rivoluzionario russo. Pensatore e politico, nel 1917 organizzò la Rivoluzione di ottobre che portò alla nascita dell’Unione Sovietica.

LA GIOVINEZZA

Nato in una famiglia della piccola borghesia, Nikolaj Lenin (ma il suo vero nome era Vladimir Ilič Uljanov) fu duramente colpito nella sua giovinezza dalla morte del fratello, ucciso dalla polizia con l’accusa di aver organizzato un complotto per assassinare lo zar.

Questo tragico episodio lo spinse verso le idee rivoluzionarie, tanto da essere espulso dall’università. Nel 1891 riuscì comunque a laurearsi in diritto, ma ormai era sempre più attratto dalle idee dei rivoluzionari europei e di Karl Marx, un filosofo tedesco che diceva che i lavoratori avrebbero dovuto governare il mondo.

Nel 1895 fu arrestato con l’accusa di essere tra i capi di un’associazione rivoluzionaria e, dopo cinque anni passati in Siberia, fu costretto ad abbandonare la Russia e ad andare in esilio in Europa. Qui fondò il Partito Bolscevico, il cui fine era guidare gli operai e il popolo russo al rovesciamento del regime zarista e alla nascita di un governo dei lavoratori.

LA RIVOLUZIONE RUSSA

Nel febbraio 1917, allo scoppio della rivolta degli operai e dei soldati contro il regime zarista, Lenin si precipitò in Russia. Raggiunse il paese grazie all’aiuto del governo tedesco, che gli mise a disposizione un treno per attraversare l’Europa.

Arrivò a Pietrogrado (il nuovo nome della città di San Pietroburgo) quando ormai lo zar era stato deposto ed era stato istituito un governo provvisorio moderato. In pochi giorni convinse tutti i bolscevichi che era necessario rovesciare anche il governo provvisorio per dare tutto il potere alle associazioni dei lavoratori (i Soviet).

Nell’ottobre dello stesso anno, organizzò l’insurrezione bolscevica che portò i Soviet al potere e proclamò la nascita della Repubblica Sovietica. Nel frattempo, fece arrestare i membri del governo provvisorio, confiscò le proprietà terriere dei nobili e della Chiesa e consegnò le fabbriche agli operai.

LENIN A CAPO DEL GOVERNO

Lenin fu quindi eletto presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo e immediatamente si adoperò per consolidare la rivoluzione in tutta la Russia. In primo luogo firmò l’uscita della Russia dalla prima guerra mondiale, poi organizzò l’esercito per combattere all’interno chi non era favorevole alla rivoluzione.

Dopo alcuni anni di violenta guerra civile, si pose finalmente alla guida dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), costituita il 30 dicembre del 1922. Colpito da una grave malattia che lo costrinse su una sedia a rotelle e privo della parola, Lenin morì nel gennaio 1924

 
    Giulio Cesare

Giulio Cesare fu un grande uomo politico e generale romano. Conquistò la Gallia e, dopo aver eliminato i suoi rivali, si autoproclamò dittatore di Roma. Fu ucciso da una congiura nel 44 a.C.

I PRIMI ANNI E L’ESILIO

Caio Giulio Cesare nacque nel 100 a.C. in una delle più potenti famiglie romane, la gens Giulia. La sua famiglia era tra gli oppositori politici del generale Lucio Silla. Quando Silla divenne dittatore di Roma nell’82 a.C., molti membri della famiglia di Cesare furono uccisi. Giulio Cesare riuscì a mettersi in salvo, ma fu costretto ad abbandonare Roma e ad andare in esilio.

IL RITORNO A ROMA

Nel 78 a.C., dopo la morte di Silla, Cesare tornò a Roma e iniziò a occuparsi di politica. Nel 69 a.C. fu eletto magistrato e 4 anni dopo ottenne l’incarico di organizzare i giochi pubblici a Roma. Cesare organizzò spettacolari incontri tra i gladiatori e divenne molto popolare e amato dai romani. Fece quindi una rapida carriera politica e nel 61 a.C. divenne governatore della Spagna.

LA CONQUISTA DELLA GALLIA

Nel 60 a.C. formò un’alleanza con Pompeo, un famoso generale, e con Crasso. Questa alleanza prese il nome di primo triumvirato. Mentre Pompeo e Crasso restarono a Roma, Cesare andò alla conquista della Gallia (l’odierna Francia). Egli raccontò i 7 lunghi anni di guerra e le sue vittorie in un libro dal titolo Le guerre galliche.

Nel 53 a.C. Crasso fu ucciso mentre guidava una spedizione in Siria. La scomparsa di Crasso ruppe l’equilibrio del triumvirato e trasformò Cesare e Pompeo in rivali. Nel 49 a.C. Cesare lasciò la Gallia per riprendere il controllo di Roma. Sulla via di ritorno, in Emilia, attraversò il fiume Rubicone (che segnava il confine fra le terre di Roma e la Gallia, e che gli eserciti non potevano oltrepassare) e condusse le sue armate in Italia.

LA GUERRA CIVILE

Pompeo si recò allora in Grecia, dove organizzò un suo esercito per combattere contro Cesare. Nel 48 a.C. Cesare arrivò in Grecia e sconfisse Pompeo nella battaglia di Farsalo. Pompeo scappò allora in Egitto, dove fu poi assassinato. Quando Cesare arrivò in Egitto, si innamorò di Cleopatra, l’affascinante figlia del faraone, e la pose sul trono d’Egitto. Si recò quindi in Asia Minore (l’odierna Turchia) dove sconfisse gli ultimi sostenitori di Pompeo.

LA CONGIURA E L’ASSASSINIO

Ormai senza più rivali, Giulio Cesare tornò a Roma e si proclamò dittatore a vita. In poco tempo concentrò tutto il potere nelle sue mani e attuò una serie di riforme che non piacquero all’aristocrazia romana. Per impedire che Cesare nominasse un successore, fu organizzata una congiura per eliminarlo. Il 15 marzo del 44 a.C. un gruppo di congiurati, tra i quali vi erano i senatori Bruto e Cassio, lo assassinò a pugnalate.

La morte di Cesare segnò l’inizio di una nuova guerra civile, che terminò con la salita al potere di Ottaviano, il futuro imperatore Augusto, figlio adottivo di Giulio Cesare.

 

 
    Giovanna d'Arco

Giovanna d’Arco era una ragazza qualsiasi nella Francia del XV secolo, devastata dalla Guerra dei cent’anni. Ma fu lei, quando aveva appena 17 anni, a riunificare la Francia e a cambiare in meglio le sorti della guerra contro gli inglesi. Oggi è venerata come eroina nazionale e santa protettrice della Francia.

LE VOCI CELESTI

Giovanna nacque nel 1412 in un piccolo villaggio nella Francia orientale chiamato Domrémy. Il padre era un contadino. Quando aveva 13 anni, cominciò a sentire voci celesti. Nel 1429, quando gli inglesi stavano assediando la città di Orléans, le voci le dissero di aiutare il re di Francia, Carlo VII.

Giovanna s’incamminò quindi verso l’accampamento del re e lo convinse che la sua missione era stata ispirata da Dio. Il re volle verificare la verità delle sue parole e la fece sottoporre a un duro interrogatorio da parte di alcuni teologi. Dopo un lungo esame, essi dichiararono che la ragazza non aveva mentito e che le voci ascoltate provenivano dal Cielo.

LA VITTORIA CONTRO GLI INGLESI

Vestita con abiti da soldato, Giovanna fu messa al comando di un’armata dell’esercito di Carlo VII. Portando una bandiera bianca, riuscì a sconfiggere gli inglesi nella battaglia di Patay. Per aver salvato la città di Orléans, fu chiamata la Pulzella d’Orléans. Grazie a lei la Francia fu riunificata sotto la corona di Carlo VII.

Soddisfatto del risultato, il re accettò di firmare la pace con gli inglesi, mentre Giovanna decise di continuare la guerra anche senza l’aiuto dell’esercito reale. Nel 1430, mentre stava combattendo vicino a Parigi, fu catturata da alcuni soldati e venduta agli inglesi.

PROCESSO E CONDANNA

Gli inglesi conoscevano il valore di Giovanna e sapevano che molti erano davvero convinti che fosse stata inviata da Dio per salvare la Francia. Giovanna fu interrogata per 14 mesi da un tribunale della Chiesa che, alla fine, la trovò colpevole e la condannò per aver indossato abiti maschili e per eresia, per aver detto di essere stata ispirata direttamente da Dio.

Il tribunale la condannò a morte, ma si disse disposto a condannarla all’ergastolo se si fosse pentita dei suoi peccati. In prigione Giovanna continuò a indossare abiti maschili perché era convinta di essere un soldato di Dio. Gli inglesi la portarono davanti a un tribunale civile che la condannò nuovamente a morte.

Il 30 maggio 1431, Giovanna fu bruciata sul rogo nella piazza del mercato della città di Rouen.

 
    La spedizione dei Mille

I Mille seguirono sempre con entusiasmo Garibaldi, pronti a morire in battaglia pur di combattere al suo fianco per la liberazione dell'Italia. Nell'audio puoi ascoltare il racconto di un garibaldino che partecipò alla conquista del Meridione.

 
    La partenza dei Mille

Nella notte tra il 5 e il 6 maggio del 1860 le truppe garibaldine partirono da Quarto, vicino a Genova, per andare a liberare l'Italia meridionale. I Mille soldati di Garibaldi, chiamati anche "camicie rosse", si imbarcarono sulle navi Lombardo e Piemonte

 
    Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II

Dopo aver fatto parte delle società segrete, Garibaldi decise di mettersi al servizio del re di Sardegna, Vittorio Emanuele II, per aiutarlo a realizzare l'unità d'Italia. La spedizione dei Mille organizzata da Garibaldi rese possibile la liberazione del Sud Italia dai Borbone.

Il quadro lo ritrae mentre fa visita al re nel 1875.

 
    Giuseppe Garibaldi

Garibaldi fu un grande rivoluzionario e patriota. Per tutta la sua vita combetté in nome della libertà e dell'indipendenza.

 
    Mohandas Gandhi

Gandhi pensava che la protesta pacifica fosse il modo migliore per combattere le ingiustizie. Egli passò gran parte della sua vita a dimostrare che la non-violenza poteva essere più forte della violenza. Per questo fu soprannominato Mahatma, che in lingua sanscrita significa “grande anima”.

LA GIOVINEZZA

Mohandas Gandhi nacque a Porbandar, nel Gujarat (uno stato nell’India settentrionale) il 2 ottobre 1869. I suoi genitori erano indù benestanti. Gandhi trascorse un’infanzia piacevole; era un bambino timido e tranquillo, legatissimo alla madre, una donna molto credente che frequentava anche persone di altre religioni. Gandhi crebbe quindi in un ambiente tranquillo e aperto.

Quando ebbe 13 anni, si sposò con una ragazza della sua età di nome Kasturbai. In quel periodo i matrimoni tra bambini erano un fatto normale. All’età di 19 anni, già padre di un bambino, fu mandato in Gran Bretagna a studiare giurisprudenza. A quel tempo l’India faceva parte dell’impero britannico. Tre anni dopo, diventato avvocato, tornò a casa.

GANDHI IN SUDAFRICA

Per qualche tempo Gandhi esercitò la professione di avvocato. La sua vita cambiò dopo che si fu trasferito in Sudafrica, nel 1893. In quel paese, durante un viaggio in treno, fu obbligato dal controllore a spostarsi nello scompartimento riservato alle persone “di colore” nonostante avesse un biglietto di prima classe. Davanti al suo rifiuto di cambiare carrozza, fu fatto scendere dal treno.

Questo episodio lo colpì profondamente, e lo convinse che era necessario cambiare le cose. Gandhi trascorse 21 anni in Sudafrica, diventando una figura politica di primo piano. Le sue idee furono influenzate dalla religione induista e in particolare dall’idea della non-violenza.

LA LOTTA PER L’INDIPENDENZA INDIANA

Gandhi tornò in India nel 1915. Il suo desiderio era che gli indiani avessero una vita migliore e libera dal dominio britannico. Per prima cosa decise di intraprendere un lungo viaggio in treno attraverso l’India, per conoscere da vicino la gente. Iniziò quindi a vestirsi come i contadini poveri, con indosso un semplice dhoti; continuerà a vestirsi così per il resto della sua vita, anche nelle grandi occasioni.

Dopo essere entrato in contatto con le diverse realtà indiane, divenne il leader di un nuovo partito politico, il Partito del Congresso. Obiettivo del partito era la liberazione dell’India dal governo britannico. In poco tempo molte persone (anche donne, giovani e contadini) aderirono al partito di Gandhi.

Quando, nel 1919, un generale britannico sparò sulla folla che protestava pacificamente nella città di Amritsar, uccidendo centinaia di persone, Gandhi lanciò una nuova forma di protesta: la disobbedienza passiva. Convinse la popolazione a non cooperare con le autorità e a non comperare prodotti inglesi, senza però commettere alcun atto violento. In seguito a questa iniziativa fu arrestato e condannato a due anni di carcere.

LE SPERANZE DI GANDHI PER L’INDIA

Gandhi era convinto che l’India avrebbe conquistato l’indipendenza solo se fosse riuscita a trasformare e migliorare la sua società.

La società indiana era retta da un sistema di caste. In base a questo sistema, la popolazione apparteneva dalla nascita a una delle 4 caste. Ma esisteva anche una fetta di popolazione che non aveva diritto a far parte di nessuna casta e alla quale erano riservati i lavori peggiori. Essi erano chiamati gli “intoccabili”. Chi nasceva “intoccabile” non aveva diritto di andare a scuola, né di parlare con i bambini delle altre caste. Uno dei desideri di Gandhi era quello di modificare questo sistema antico e ingiusto, ed eliminare la casta degli intoccabili.

Gandhi cercò poi di rendere il popolo indiano più orgoglioso della sua cultura millenaria e tentò di avvicinare indù e musulmani.

LA PROTESTA NON-VIOLENTA

Nel 1930 Gandhi incitò la popolazione a non pagare la tassa sul sale che il governo britannico imponeva agli indiani, e a compiere insieme a lui una lunga marcia (300 chilometri) verso il mare. Migliaia di persone lo seguirono fino alla costa. Qui egli mostrò come ricavare il sale dal mare, semplicemente facendo evaporare l’acqua marina. Lo scopo della manifestazione era quello di dimostrare alla gente che non bisognava aver paura di infrangere le leggi ingiuste, purché non si facesse ricorso alla violenza. Gandhi fu nuovamente arrestato e incarcerato.

Il Mahatma utilizzava spesso lo sciopero della fame per protestare contro la dominazione britannica o contro le continue violenze tra indù e musulmani.

L’INDIA INDIPENDENTE MA DIVISA

Durante la seconda guerra mondiale, il governo britannico si rese conto che non avrebbe potuto tenere ancora a lungo l’India sotto il suo dominio. Gandhi si recò quindi a Londra per discutere le varie tappe dell’indipendenza. Poco tempo dopo lasciò la guida del partito a un giovane indiano, di nome Jawaharlal Nehru. Nehru provava ammirazione e rispetto per Gandhi, ma non condivideva tutte le sue idee.

Nel frattempo, le tensioni tra indù e musulmani non facevano che aggravarsi. Molti musulmani temevano che in una nuova nazione, governata dagli indù, non sarebbero stati veramente liberi. Essi volevano che l’India fosse divisa in due stati, uno per gli indù e uno per i musulmani. Quando, nel 1947, l’India ottenne finalmente l’indipendenza dalla Gran Bretagna, furono create due nazioni separate: l’India e il Pakistan. Gandhi fu molto deluso da questa soluzione e si rifiutò di partecipare alle celebrazioni per l’indipendenza.

LA MORTE DEL MAHATMA

Gandhi era un uomo molto coraggioso ma spesso anche avventato. Alcune persone in India erano convinte che lui fosse stato troppo disponibile verso i musulmani. Gli indù nazionalisti non volevano che una parte dell’India diventasse una nazione musulmana. Odiavano Gandhi e le sue idee di non-violenza, pace e tolleranza.

Il 30 gennaio 1948, durante un incontro di preghiera, Gandhi fu ucciso da un nazionalista indù. Il paese restò scioccato, e migliaia di persone parteciparono ai suoi funerali.

Gandhi è diventato un simbolo della protesta pacifica e un esempio per le generazioni future. Anche se non tutti erano d’accordo con le sue idee, tutti però ne ammirarono il coraggio e la determinazione nel combattere le ingiustizie.

 
    Anna Frank

Nel 1944, una ragazza ebrea di nome Anna Frank fu imprigionata in un campo di concentramento nazista. Lì morì dopo pochi mesi, per le terribili condizioni di vita. Nello stesso modo morirono milioni di persone, solo perché erano ebree. La storia di Anna Frank è famosa in tutto il mondo grazie al diario che lei tenne durante il periodo in cui visse nascosta in una soffitta di Amsterdam. Dopo la guerra, il diario fu ritrovato e pubblicato dal padre, unico sopravvissuto della famiglia, con il titolo Il diario di Anna Frank.

L’OLOCAUSTO

Nel 1933 Adolf Hitler salì al potere in Germania e iniziò a perseguitare tutti gli ebrei perché li riteneva una razza inferiore e perché li accusava di essere responsabili dei problemi della Germania. Fece quindi costruire numerosi campi di concentramento dove rinchiudere tutte le persone di origine ebraica. La maggior parte degli uomini e delle donne, costretti a lavorare come schiavi e a vivere ammassati con poco cibo, morirono di stenti e di malattia. I bambini e gli anziani, inadatti al lavoro, venivano uccisi non appena arrivavano nei campi. Più di un milione di bambini ebrei morì nell’Olocausto.

L’INFANZIA DI ANNA

Anna nacque a Francoforte, in Germania, nel 1929, dove visse per qualche anno insieme ai genitori e alla sorella maggiore Margot. Nel 1933, quando Anna aveva quattro anni, Adolf Hitler e il nazismo salirono al potere in Germania e quasi immediatamente iniziarono a perseguitare gli ebrei. Il padre di Anna capì subito che era molto pericoloso continuare a vivere a Francoforte e decise di portare tutta la famiglia ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, dove pensava che sarebbero stati al sicuro.

Anna passò gli anni della sua infanzia ad Amsterdam, facendo la vita di tutti i bambini della sua età. Ma la tranquillità durò poco: nel 1939 iniziò la seconda guerra mondiale e un anno dopo la Germania invase i Paesi Bassi. Durante l’occupazione nazista, la vita degli ebrei di Amsterdam diventò sempre più difficile. Non potevano lavorare o muoversi liberamente e i bambini dovevano frequentare solo le scuole ebraiche. Nonostante tutto Anna restava una bambina allegra e vivace, e il giorno del suo tredicesimo compleanno ricevette in regalo un diario, sul quale il 12 giugno 1942 scrisse: “spero di riuscire a confidarti ogni cosa e mi auguro che tu sarai per me di grande conforto”.

NELLA SOFFITTA SEGRETA

Poco tempo dopo anche ad Amsterdam iniziarono gli arresti e le deportazioni degli ebrei e quando arrivò la convocazione per la sorella di Anna, Margot, i Frank capirono che era arrivato il momento di spostarsi nel nascondiglio segreto che avevano preparato.

Per due anni vissero nascosti insieme a un’altra famiglia nella soffitta del palazzo dove lavorava il padre di Anna. Alcuni amici li aiutavano, portando cibo e altri generi di conforto, oltre alle notizie sul mondo esterno. Per due anni Anna scrisse sul diario i suoi stati d’animo, le sue paure e le sue speranze e raccontò quello che accadeva nella soffitta.

LA FINE DELLA SPERANZA

Alla fine, il momento che tutti temevano, arrivò. Il 4 agosto 1944 il loro nascondiglio fu scoperto dalle SS e le due famiglie furono mandate in diversi campi di concentramento. Anna e Margot furono inviate a Bergen-Belsen, in Germania, dove le condizioni di vita erano terribili. Entrambe le sorelle si ammalarono di tifo e morirono nel marzo 1945. Solo poche settimane dopo, il campo fu liberato dai soldati alleati e la guerra terminò.

Il 15 luglio 1944, tre settimane prima che il nascondiglio fosse scoperto, Anna scrisse sul diario: “Mi sembra che si stia avvicinando una tempesta che finirà per travolgere anche noi… ma, quando guardo il cielo, sento che ogni cosa cambierà in meglio, che tutta questa crudeltà finirà e che la pace e la tranquillità torneranno di nuovo”.

 

 

 

 

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