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Federico II il Grande |
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Educato come un futuro re, Federico II salì sul trono di Prussia a 28 anni e negli anni si meritò il soprannome di "il Grande". Durante il suo regno (1740-1786), la Prussia si affermò definitivamente come una grande potenza europea, al pari di Austria, Russia, Francia e Gran Bretagna. Sovrano capace, vinse sui campi di battaglia, governò con attenzione e si dedicò alla cultura e alle arti. |
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Federico Barbarossa |
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Federico I Barbarossa fu re di Germania e imperatore del Sacro Romano Impero dal 1152 al 1190.
UN IMPERATORE AUTORITARIO
Federico Barbarossa salì sul trono di Germania nel 1152, alla morte dello zio Corrado III. Dopo aver represso le rivolte dei principi tedeschi e consolidato il suo potere in Germania, manifestò subito l’intenzione di riportare sotto l’autorità imperiale i comuni italiani che avevano disobbedito agli ordini regi. Nel 1155 arrivò per la prima volta in Italia e riportò in fretta l’ordine con la distruzione di Tortona; ottenuta la corona di re d’Italia, scese fino a Roma per farsi incoronare imperatore dal papa.
Tra il 1158 e il 1183 il Barbarossa fu costretto a scendere ben cinque volte in Italia per imporre la sua autorità sui Comuni lombardi e sul pontefice. Nel 1162 rase al suolo Milano e Crema e nel 1167 occupò Roma, costringendo il papa a scappare in Francia. Nonostante la sua ferocia, le città lombarde non si arresero alla violenza e si unirono nella Lega Lombarda, che ottenne anche la protezione del pontefice. Dopo anni di scontri e di battaglie, nel 1176 la Lega riuscì a sconfiggere l’imperatore nella battaglia di Legnano e a ottenere la firma di un accordo di pace che garantiva ampia autonomia ai Comuni lombardi.
Abbandonata la penisola italiana, Federico Barbarossa affidò la reggenza dell’impero al figlio e partì per la terza Crociata per liberare Gerusalemme, invasa dal sultano d’Egitto Saladino. Morì nel 1190, mentre guadava un fiume nell’odierna Turchia. |
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Enrico VIII |
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nrico VIII fu re d’Inghilterra tra il 1509 e il 1547. Energico e potente, ruppe il legame tra l’Inghilterra e la Chiesa cattolica di Roma e fondò la Chiesa anglicana. È anche ricordato per i suoi sei matrimoni.
IL GIOVANE RE
Enrico nacque il 28 giugno 1491 nel palazzo reale di Greenwich, vicino a Londra. Era il secondo figlio del re Enrico VII, primo sovrano della dinastia dei Tudor. Nel 1501 suo fratello maggiore, Arturo, morì ed egli divenne l’erede al trono. Otto anni dopo, quando suo padre morì, fu incoronato re d’Inghilterra. Aveva 17 anni. Lo stesso anno sposò la vedova di suo fratello, Caterina d’Aragona.
Alto, bello e con una folta chioma di capelli rossi, Enrico aveva un fisico atletico ed era un abile cavallerizzo. Uomo di cultura, parlava quattro lingue, suonava il liuto e s’interessava di religione e matematica.
Non appena salì al trono, fu subito circondato dalle attenzioni dell’aristocrazia inglese. Essa cercava infatti di conquistare il giovane re per poter riguadagnare i privilegi persi durante il regno di Enrico VII.
Enrico VIII dimostrò presto di essere un sovrano ambizioso: l’Inghilterra doveva avere un ruolo di primo piano in Europa. Nel 1513 dichiarò guerra alla Francia. Ma quando si accorse degli alti costi finanziari che la guerra gli imponeva, si convinse a cercare un accordo di pace.
ALLA RICERCA DI UN EREDE
Intorno al 1520 il re era ancora senza un erede maschio. I quattro bambini che aveva avuto da sua moglie Caterina erano tutti morti, e solo una bambina, di nome Maria, era sopravvissuta. Enrico voleva a tutti costi un erede maschio per succedergli sul trono, visto che all’epoca si pensava che le donne non fossero adatte a regnare. Egli iniziò a credere che Dio volesse punirlo per aver sposato la vedova del fratello.
Intorno al 1526 Enrico conobbe la giovane Anna Bolena e se ne innamorò. Pur di poterla sposare e avere da lei un bambino, cercò di convincere il Papa a concedergli il divorzio dalla prima moglie. Ma il Papa si rifiutò.
LA ROTTURA CON IL PAPA
Furioso per la decisione papale, Enrico decise di sfidare la Chiesa di Roma, sapendo che in Inghilterra la Chiesa cattolica non era molto popolare. Nel 1532 fece approvare dal Parlamento una legge che obbligava i sacerdoti a giurare fedeltà al re invece che al Papa.
Dopo questo atto clamoroso, tutto accadde molto velocemente. Nel gennaio 1533, quando Anna Bolena si accorse di aspettare un bambino dal re, Enrico divorziò subito da Caterina e incoronò Anna nuova regina.
Quindi, aiutato dal suo nuovo ministro Thomas Cromwell, ruppe l’antico legame tra l’Inghilterra e la Chiesa cattolica di Roma. Una serie di nuove leggi pose definitivamente fine al potere del Papa in Inghilterra. Con l’Atto di Supremazia (1534) fu abolito il pagamento delle tasse a Roma, ed Enrico divenne il supremo capo della Chiesa d’Inghilterra, chiamata anche Chiesa anglicana.
LA DISTRUZIONE DEI MONASTERI
Tra il 1536 e il 1539 il Parlamento approvò alcune leggi che imponevano la chiusura o la distruzione dei monasteri che si trovavano in Inghilterra. Questo eliminò i centri che ancora dipendevano dall’autorità del Papa e diede a Enrico una grande ricchezza. Furono prelevati denaro e beni preziosi dai monasteri e vendute le terre che appartenevano alla Chiesa.
Ma Enrico non aveva ancora avuto un erede al trono. La sua seconda moglie gli aveva dato un’altra bambina, che venne chiamata Elisabetta. Doveva quindi trovare il modo per sposarsi una terza volta. Nel 1536 accusò di tradimento Anna Bolena e la fece decapitare. Pochi giorni dopo sposò Jane Seymour, che nel 1537 gli diede il tanto atteso erede: un bambino che fu chiamato Edoardo. Jane morì poco dopo.
GLI ULTIMI ANNI
Alla fine Enrico riuscì ad avere un figlio maschio, ma a costo di molti nemici nella cattolica Europa. Negli anni seguenti cercò di creare nuove alleanze: sposò la principessa tedesca Anna di Clèves. Anche questo matrimonio terminò con un divorzio. Nel 1540 si sposò per la quinta volta, ma anche la giovane dama di corte Catherine Howard fu accusata di tradimento e decapitata come Anna Bolena.
La sesta e ultima moglie di Enrico VII fu la docile e sensibile Catherine Parr. Ormai il re era un uomo grasso e malato, che non riusciva nemmeno più a camminare. Egli infatti morì nel gennaio 1547, a 55 anni. |
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Elisabetta I |
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Elisabetta I fu la regina d’Inghilterra dal 1558 al 1603. Potente e autorevole, la regina riportò pace e stabilità dopo anni di rivolte. Durante il suo regno l’Inghilterra conobbe un periodo di grande splendore, chiamato poi età elisabettiana.
UNA PRINCIPESSA IN PERICOLO
Elisabetta nacque a Greenwich, vicino a Londra, il 7 settembre 1533. Suo padre era il re Enrico VIII e sua madre la seconda moglie di Enrico, Anna Bolena. Enrico rimase molto deluso dalla nascita di una bambina, perché avrebbe desiderato un erede maschio per succedergli sul trono; era infatti convinto che le donne non fossero adatte a governare. Nemmeno tre anni dopo la nascita di Elisabetta, Enrico fece uccidere Anna Bolena con l’accusa di tradimento. Elisabetta fu mandata quindi a vivere nel Palazzo di Hatfield, lontano dalla corte.
Enrico morì nel 1547, lasciando erede al trono il figlio Edoardo VI, il quale, però, morì nel 1553 ad appena 15 anni. Divenne allora regina la sorella maggiore di Elisabetta, Maria I, che riportò l’Inghilterra sotto l’autorità della Chiesa di Roma, dopo il distacco voluto dal padre.
Fu questo un periodo molto difficile per la giovane Elisabetta. Di religione protestante, Elisabetta rappresentava un pericolo per la cattolica Maria, che decise di farla imprigionare nella Torre di Londra. In qualche modo Elisabetta riuscì a sopravvivere e quando Maria morì, nel novembre 1558, divenne regina d’Inghilterra.
LA GIOVANE REGINA
Sebbene Elisabetta avesse dimostrato di essere forte ed equilibrata, ai quei tempi molti pensavano che una donna fosse inadatta a regnare. I suoi consiglieri le suggerirono allora di sposare un potente re europeo, come Filippo II di Spagna. Ma Elisabetta era intelligente e sapeva che un re cattolico come Filippo avrebbe voluto eliminare i protestanti dall’Inghilterra.
Elisabetta comprese inoltre che un matrimonio avrebbe reso più debole la sua autorità e la sua popolarità. “Io sono già stata promessa a un marito: il Regno d’Inghilterra”, disse ai suoi consiglieri. E infatti non si sposò mai, ma ebbe molti amanti tra i principi europei, tra i quali l’arciduca Carlo d’Austria e il giovane re francese.
I COMPLOTTI DEI CATTOLICI
La minaccia cattolica continuava a rappresentare un pericolo per Elisabetta. La rivale più pericolosa era sua cugina, Maria Stuarda, regina di Scozia. Sposata al re di Francia, Maria Stuarda era appoggiata dai molti cattolici che vivevano in Inghilterra e che la ritenevano la legittima erede al trono. Quando Maria fu costretta a lasciare la Scozia nel 1568 e a chiedere asilo alla cugina, Elisabetta la fece imprigionare nel nord dell’Inghilterra.
Maria fu al centro di una serie di complotti, orditi dall’aristocrazia cattolica per liberarla e insediarla sul trono d’Inghilterra. Nel 1569 organizzarono una ribellione, che Elisabetta represse con violenza. Nel 1571 convinsero le armate spagnole a invadere l’Inghilterra e a uccidere la regina, ma anche questo complotto fallì. Nel 1583 gli agenti di Elisabetta scoprirono un terzo piano per detronizzare la regina con l’intervento delle truppe francesi.
L’ARMATA SPAGNOLA
Sembrava che ci fossero nemici ovunque. Persino il papa annunciò che chiunque avesse ucciso Elisabetta avrebbe guadagnato il Paradiso. I servizi segreti della regina sventarono un altro complotto per assassinare Elisabetta, che coinvolgeva Maria Stuarda. Arrestata per tradimento, Maria fu giustiziata nel 1587.
Anche il re di Spagna, Filippo II, era determinato a conquistare l’Inghilterra. Organizzò quindi un potente esercito e una flotta numerosa per attaccare l’Inghilterra. Nel luglio 1588, l’Invincibile Armata spagnola arrivò nella Manica, ma fu distrutta dalle navi da guerra inglesi in una terribile battaglia.
UNA REGINA AMATISSIMA
Negli ultimi anni del Cinquecento, Elisabetta continuava a essere molto amata dai sudditi. Durante il suo regno, l’Inghilterra aveva vinto la battaglia contro i cattolici e contro la Spagna; la sua corte era diventata il centro della cultura e delle arti, capace di attirare i migliori compositori e artisti dell’epoca.
Nonostante l’età, Elisabetta conservava ancora il suo fiero carattere, che terrorizzava i suoi consiglieri. Morì nel marzo 1603, a 70 anni di età, dopo aver regnato per circa 45 anni. Quando era salita al trono, l’Inghilterra era un paese povero e rovinato da anni di guerra civile. Elisabetta lasciò un’Inghilterra unita, forte e ricca, che si apprestava a diventare la maggiore potenza mondiale. |
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Cleopatra |
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Cleopatra fu l’ultima regina dell’Antico Egitto prima che esso diventasse parte dell’impero romano. È rimasta famosa per la sua bellezza e per gli intrighi amorosi con Giulio Cesare e Marco Antonio.
Cleopatra discendeva dalla dinastia tolemaica, fondata nel 323 a.C. dal greco Tolomeo, uno dei generali di Alessandro Magno. Per tradizione, tutti i re della dinastia furono chiamati Tolomeo. Figlia di Tolomeo XII, quando il padre morì nel 51 a.C. Cleopatra e il fratello minore Tolomeo XIII divennero i nuovi regnanti dell’Egitto. Nel 48 a.C. Tolomeo XIII costrinse sua sorella ad abbandonare il trono e si proclamò unico sovrano.
CLEOPATRA E GIULIO CESARE
Cleopatra si rifugiò in Siria e aspettò l’occasione giusta per tornare sul trono d’Egitto. L’occasione arrivò l’anno seguente, quando Giulio Cesare sconfisse l’esercito egiziano. Dopo aver ucciso il faraone Tolomeo XIII, Cesare proclamò regina Cleopatra, divenuta nel frattempo sua amante.
Cleopatra seguì Giulio Cesare a Roma, e lì visse fino a quando egli fu assassinato, nel 44 a.C. Tornò quindi in Egitto, rifiutandosi di prendere una posizione nella guerra per il potere che seguì la morte di Cesare. Nel 41 a.C. si legò sentimentalmente con il generale Marco Antonio, incontrato a Roma.
CLEOPATRA E MARCO ANTONIO
Nel 35 a.C. Antonio e Cleopatra si sposarono e andarono a vivere in Egitto. Negli anni seguenti egli si proclamò regnante della parte orientale dell’impero romano, ma dovette fare i conti con Ottaviano (il futuro imperatore Augusto) che gli dichiarò guerra. Dopo la vittoria di Ottaviano nella battaglia di Azio del 31 a.C., Antonio e Cleopatra si suicidarono. La leggenda racconta che Cleopatra morì facendosi mordere da un aspide velenoso. |
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Camillo Benso conte di Cavour |
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Camillo Benso, conte di Cavour, nacque a Torino nel 1810 da una famiglia aristocratica. Nel 1820 il padre lo avviò alla carriera militare, che gli permise di viaggiare spesso fuori dal Regno di Sardegna. Fu durante queste trasferte all’estero che Cavour entrò per la prima volta in contatto con le idee rivoluzionarie e repubblicane. Nel 1831 decise di abbandonare la carriera militare, per dedicarsi all’amministrazione dei beni di famiglia e a viaggi di istruzione all’estero.
LE PRIME ESPERIENZE POLITICHE
Tornato a Torino, frequentò i circoli dei liberali moderati ed entrò in contatto con la classe politica piemontese. Nel 1850 il primo ministro Massimo d’Azeglio lo chiamò a far parte del suo governo. Come ministro dell’Agricoltura, del Commercio e della Marina del Regno di Sardegna, e poi delle Finanze, Cavour intraprese molte opere per favorire lo sviluppo dell’economia.
Perfezionò i metodi di coltivazione e di irrigazione, e fece costruire un canale per unire il Po al Ticino e facilitare il trasporto dell’acqua nelle risaie in provincia di Vercelli e Novara. Incentivò la costruzione di ponti, strade e ferrovie, come la galleria del Fréjus, la più antica galleria ferroviaria d’Italia (1871), che unisce il Piemonte alla Francia, e la galleria dei Giovi che mette in comunicazione il Piemonte con la Liguria. Riformò l’esercito, ingrandì il porto di Genova e creò l’arsenale per la marina da guerra a La Spezia.
Durante queste sue prime esperienze politiche, Cavour si convinse che in Italia non era possibile attuare un vero progresso senza l’indipendenza dal dominio straniero e senza l’unità del paese.
CAVOUR AL GOVERNO
Nel novembre del 1852, Vittorio Emanuele II gli affidò finalmente la guida del governo. Cavour era convinto che soltanto con l’appoggio di un forte alleato, il Piemonte sarebbe riuscito a sconfiggere l’Austria e a porsi come guida nel processo di indipendenza e di unificazione dell’Italia.
Cavour iniziò allora a cercare alleati e sostegno tra le potenze europee. Abile diplomatico qual era, riuscì a guadagnarsi la stima dell’imperatore di Francia, Napoleone III, con il quale firmò nel 1858 gli accordi segreti di Plombières. Il patto prevedeva l’aiuto della Francia per liberare il Regno Lombardo-Veneto nel caso in cui l’Austria avesse attaccato il Piemonte. In cambio, la Francia avrebbe ottenuto Nizza e la Savoia.
LA SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA
Cavour cercò astutamente di provocare l’Austria. Gli austriaci, all’oscuro dell’accordo tra Francia e Piemonte, caddero nella trappola e nel 1859 dichiararono guerra al Regno di Sardegna. Dopo dieci anni dalla prima guerra d’indipendenza, le due potenze tornarono a scontrarsi una seconda volta. Nonostante i successi militari, la seconda guerra d’indipendenza si interruppe bruscamente per la decisione di Napoleone III di ritirarsi dal conflitto. L’armistizio di Villafranca, firmato da Francia e Austria all’insaputa di Vittorio Emanuele II, consegnò solo la Lombardia al Piemonte, mentre il Veneto rimase ancora sotto gli austriaci.
IL REGNO D’ITALIA
Cavour, dopo aver cercato di convincere il re a proseguire la guerra, si dimise dalla guida del governo. Fu però presto richiamato da Vittorio Emanuele II a risolvere il problema dell’Italia centrale che chiedeva l’annessione al Piemonte.
Cavour ottenne l’approvazione e il sostegno di Napoleone III in cambio di Nizza e Savoia. Nel marzo 1860 si svolsero i plebisciti, che confermarono la volontà della Toscana e dei ducati di Modena e Parma di unirsi al Piemonte. Gli obiettivi di Cavour si stavano realizzando. Mancava però ancora l’Italia meridionale, che fu liberata dall’oppressione dei Borbone da Giuseppe Garibaldi. Cavour avrebbe preferito liberare il Regno delle Due Sicilie con un’azione diplomatica meno precipitosa, ma seppe sfruttare il successo di Garibaldi, convincendolo a non proseguire verso Roma, nel timore di veder arrivare i francesi a difendere il papa.
Il sogno dell’unità italiana si era quasi avverato. Mancavano solo il Veneto e il Lazio.
A Torino si riunì il primo Parlamento d’Italia con senatori e deputati di tutta la penisola e su proposta di Cavour, nella seduta del 17 marzo 1861, fu proclamato il Regno d’Italia con Cavour a capo del governo. Dopo aver realizzato il suo sogno politico, Cavour morì nel giugno dello stesso anno. |
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Carlo Magno |
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Con il crollo dell’impero romano d’Occidente, l’Europa occidentale fu invasa da popolazioni barbariche che provenivano dalle steppe del nord e dell’est. Unni, goti, vandali, longobardi, sassoni e franchi si divisero il bottino di quello che era stato l’impero di Roma. Ma furono i franchi, durante il regno di Carlo Magno, a ricostruire un vasto impero che si estendeva su gran parte dell’Europa occidentale e centrale. Ancora oggi Carlo Magno è considerato come uno dei più grandi sovrani del Medioevo.
IL CONQUISTATORE CRISTIANO
Carlo Magno nacque nel 742 d.C. Era figlio di Pipino il Breve, re dei franchi dal 751 e grande difensore della Chiesa cattolica e del papa. Quando Pipino morì nel 768, Carlo ereditò, insieme al fratello Carlomanno, il regno e la corona dei franchi. Dopo la morte di Carlomanno nel 771, Carlo Magno restò l’unico sovrano di un regno che si estendeva sulla Francia, la Svizzera e su parte della Germania.
Negli anni seguenti Carlo Magno invase l’Italia per aiutare il papa contro i longobardi e, dopo la vittoria, ottenne il titolo di re dei franchi e dei longobardi e di protettore di Roma. Nel 775 iniziò una campagna contro i sassoni che si trovavano nella Germania settentrionale e li convertì al cristianesimo. Tre anni dopo combatté, ma senza successo, contro gli arabi musulmani in Spagna. Si rivolse poi alla conquista dei cechi e degli slovacchi e riuscì a sottomettere gli avari in Ungheria e in Austria.
LA CORONA IMPERIALE
I successi militari di Carlo Magno furono riconosciuti ufficialmente la notte di Natale dell’anno 800, quando nella chiesa di San Pietro a Roma fu incoronato imperatore dei romani dal papa Leone III.
LA RINASCITA CULTURALE
Carlo Magno non fu solo un grande guerriero, ma anche un uomo di cultura. Costruì scuole e chiese e invitò i più famosi studiosi di tutta Europa alla sua corte; chiamò inoltre i migliori architetti e scultori a costruire nuovi palazzi e cattedrali per la sua corte itinerante. Egli avviò poi una serie di riforme politiche per unificare il regno: ordinò l’uso della stessa moneta in tutti i suoi territori e impose le stesse leggi a tutti i suoi sudditi.
Carlo Magno morì nel 814 e fu sepolto nella cattedrale di Aquisgrana. Il suo impero restò unito fino all’843, quando fu diviso dai nipoti in tre parti. La sua fama però restò grande negli anni a venire e influenzò molto il futuro dell’Europa. Per la prima volta erano state unite le terre cristiane dell’Europa occidentale ed era stato formalmente riconosciuto il potere della Chiesa cattolica romana. |
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Attila |
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Attila fu il re degli unni, un popolo nomade di guerrieri che proveniva dalle lontane steppe dell’Asia. Nel IV secolo d.C., gli unni dominavano l’Europa centrale e orientale, e finirono per sottomettere l’impero romano.
IL “FLAGELLO DI DIO”
Discendente da una ricca e importante famiglia, Attila nacque intorno al 395. Nel 434, alla morte dello zio Rua, salì al trono insieme al fratello Bleda, che però fece presto assassinare per poter regnare da solo.
Alla guida del suo popolo, si spinse alla conquista dei territori dell’impero romano d’Oriente. Violento e feroce, portò morte e terrore nei villaggi e nelle campagne che conquistò, tanto da meritarsi il soprannome di Flagello di Dio.
Nell’arco di pochi anni sottomise le terre a sud del Danubio e nel 451 si diresse verso occidente per invadere la Gallia. Qui fu però sconfitto dai romani nella battaglia dei Campi Catalaunici, ricordata come la battaglia più violenta della storia antica, nella quale si racconta che morirono oltre 200.000 unni.
Per rifarsi della sconfitta subita, nel 452 invase l’Italia e devastò tutte le città e i villaggi che si trovavano sulla sua strada: Aquileia, Milano e Padova furono saccheggiate e distrutte. Quando finalmente arrivò alle porte di Roma, si ritrovò però con un esercito ormai sfiancato dalla fame e dalle malattie. Senza più la forza di saccheggiare Roma, si ritirò in Pannonia per organizzare una nuova invasione dell’Italia, ma morì nel 453 prima di riuscire a realizzarla. |
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Annibale |
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Annibale fu un generale dell’impero cartaginese. Ancora oggi viene ricordato per aver guidato una delle maggiori imprese militari della storia: la marcia dalla Spagna all’Italia attraverso le Alpi.
L’ACERRIMO NEMICO DI ROMA
Nel 236 a.C. Annibale aveva appena nove anni quando il padre Amilcare lo portò con sé nella prima spedizione militare in Spagna. Diventato in pochi anni un abile condottiero, nel 221 a.C. fu nominato comandante supremo dell’esercito cartaginese in Spagna, con l’incarico di proseguire la conquista della regione, iniziata dal padre e dal cognato Asdrubale.
Deciso a combattere e a sottomettere Roma – storica avversaria di Cartagine – nel 218 a.C. Annibale si mise alla testa di un numeroso esercito e, sul dorso degli elefanti, attraversò i Pirenei, la Francia meridionale e superò le Alpi per raggiungere l’Italia. Qui sconfisse più volte i romani nel corso della seconda guerra punica, ma il mancato invio di rinforzi dall’Africa gli impedì alla fine di attaccare direttamente Roma.
Nel 203 a.C. Annibale fu richiamato a Cartagine per difendere la città dall’attacco di una spedizione navale romana. Venne però definitivamente sconfitto a Zama dal generale romano Publio Cornelio Scipione, detto l’Africano.
Dopo aver cercato rifugio alla corte del re di Siria, nel 183 a.C. Annibale si avvelenò per non essere consegnato vivo ai romani |
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Prima guerra mondiale |
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Nell’estate del 1914, l’assassinio dell’erede al trono austro-ungarico fu la scintilla che fece scoppiare la guerra in Europa. Nel giro di pochi giorni, il conflitto si estese a quasi tutto il mondo. La guerra finì nel 1918 e, in poco più di quattro anni, uccise milioni di persone. A quel tempo fu chiamata Grande Guerra, perché nella storia dell’umanità non si era mai assistito a uno scontro di simili dimensioni.
LE CAUSE DELLA GUERRA
Negli anni precedenti lo scoppio della guerra l’Europa era divisa in due opposti schieramenti. La divisione aveva avuto inizio nel 1871, dopo che la Germania aveva sconfitto la Francia in una breve guerra (la guerra franco-prussiana). Nel 1879 la Germania aveva stretto un’alleanza con l’impero austro-ungarico, mentre nel 1894 la Francia si era alleata con la Russia. Ciascuno dei due schieramenti temeva un attacco da parte dell’altro: quindi, entrambi armarono grossi eserciti e flotte navali per difendersi.
La rivalità tra le due alleanze non era solo militare. Entrambi gli schieramenti competevano dal punto di vista economico per il predominio nel commercio mondiale, e sia la Francia sia la Germania avevano costruito imperi coloniali in Africa e nel Pacifico.
In un primo momento la Gran Bretagna rimase fuori da questo gioco di alleanze. A quel tempo era una delle nazioni più ricche e potenti del mondo, possedeva un vasto impero coloniale e poteva contare sulla più grande e potente flotta navale. Ma, all’inizio del XX secolo, la Gran Bretagna cominciò a trovarsi sotto la crescente minaccia del potere economico, militare, navale e coloniale della Germania. Nel 1904 sottoscrisse perciò un’intesa con la Francia, per appianare le controversie aperte e fissare un piano di azione comune. Nel 1907 strinse un patto analogo con la Russia. Questo accordo fu chiamato Triplice Intesa. Esso si contrapponeva alla Triplice Alleanza, formata da Germania, Austria-Ungheria e Italia.
Tra il 1905 e il 1913 una serie di crisi in Marocco (Nord Africa) e nei Balcani (Europa sudorientale) accrebbero le tensioni tra le due alleanze. Nel 1914 l’Europa era una polveriera sul punto di esplodere.
L’ASSASSINIO DELL’ARCIDUCA FRANCESCO FERDINANDO A SARAJEVO
La scintilla che fece divampare il conflitto fu un episodio accaduto il 28 giugno 1914. Mentre si trovava in visita a Sarajevo, capitale della Bosnia, l’erede al trono austro-ungarico, Francesco Ferdinando, fu ucciso a pistolettate dal nazionalista serbo Gavrilo Princip. Nel 1908 la Bosnia era stata annessa (cioè unita) all’impero austro-ungarico, suscitando il malcontento della Serbia, che reclamava per sé il controllo della regione. L’Austria accusò quindi la Serbia dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando e le dichiarò guerra il 28 luglio del 1914.
ALTRE DICHIARAZIONI DI GUERRA
La Russia, alleata della Serbia, mobilitò il proprio esercito per difendere i serbi dall’attacco austriaco. A sua volta la Germania, alleata dell’Austria, intimò alla Russia di ritirare le truppe. Quando la Russia rispose con un deciso rifiuto, la Germania le dichiarò guerra. Era il 1° agosto 1914.
Nello stesso giorno la Francia, alleata della Russia, mobilitò il proprio esercito a fianco di quello russo. La Germania ebbe timore di dover fronteggiare due potenti nemici lungo i propri confini: la Russia a est e la Francia a ovest. Decise allora di mettere fuori gioco la Francia, prima che questa avesse il tempo di prepararsi alla guerra. Avrebbe poi affrontato la Russia in un secondo momento. Il 3 agosto la Germania dichiarò guerra alla Francia; le truppe tedesche si misero in marcia verso il territorio francese passando per il Belgio.
Il Belgio era una nazione neutrale e la sua indipendenza era garantita, tra gli altri, dalla Gran Bretagna. Questa chiese alla Germania il rispetto della neutralità belga. Quando i tedeschi risposero negativamente, la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania. Era il 4 agosto 1914.
I DUE SCHIERAMENTI
Immediatamente la guerra divampò anche lontano dall’Europa. I paesi che facevano parte del vasto impero britannico, compresi India, Canada e Australia, furono tutti coinvolti. Così accadde anche per l’impero francese e per le colonie d’oltreoceano di Belgio e Germania.
In totale entrarono in guerra 28 nazioni. Alla Germania e all’Austria-Ungheria, note come Imperi Centrali, si affiancarono l’impero ottomano nel novembre 1914 e la Bulgaria nel 1915. Le Potenze Alleate erano la Gran Bretagna, la Francia, la Russia, la Serbia, il Belgio e il Giappone. Al loro fianco si schierarono anche la Romania nel 1916, la Grecia e gli Stati Uniti nel 1917.
L’Italia, che dalla fine dell’Ottocento era legata a Germania e Austria-Ungheria nella Triplice Alleanza, allo scoppio della guerra si dichiarò neutrale. Entrò nel conflitto più tardi, a fianco delle Potenze Alleate, dichiarando guerra agli Imperi Centrali il 24 maggio 1915.
I DUE FRONTI DI GUERRA
Lo scontro avvenne su due fronti principali. Il fronte occidentale andava dal Canale della Manica fino al confine svizzero. Qui le truppe britanniche, francesi, belghe, tedesche e più tardi americane combatterono alcune tra le più sanguinose battaglie della guerra. Il fronte orientale correva tra gli schieramenti degli eserciti russo, tedesco e austriaco, e si estendeva dal Mar Baltico fino all’Europa sud-orientale.
I combattimenti infuriarono anche lungo il confine fra Italia e Austria, nei Balcani, in Medio Oriente, in Africa e negli oceani Atlantico e Pacifico. Ovunque, sulla terraferma, in cielo e per mare si combatterono battaglie.
IL FRONTE OCCIDENTALE
Sul fronte occidentale l’esercito tedesco, dopo aver invaso il Belgio, puntò direttamente verso Parigi. Il piano tedesco prevedeva di sbaragliare il nemico in poco tempo con potenti offensive (la guerra-lampo), ma le previsioni tedesche si rivelarono troppo ottimiste. Uno schieramento congiunto di truppe francesi e britanniche, infatti, fermò i tedeschi a est di Parigi nel settembre 1914, nella battaglia della Marna.
Nel corso dei tre mesi successivi ciascuno dei due eserciti cercò di prendere il sopravvento sull’altro, senza riuscirvi. Entro il Natale del 1914, essi combattevano lungo un fronte di 800 chilometri, che si estendeva dal Belgio attraverso la Francia, fino al confine con la Svizzera. Entrambi gli schieramenti iniziarono a scavare trincee per difendersi. La guerra-lampo si era così trasformata in guerra di trincea.
LA GUERRA DI TRINCEA
All’inizio le trincee erano semplici fossi scavati nel terreno, ma gradualmente si ampliarono. Furono dotate di vasti locali sotterranei, infermerie per i feriti e ulteriori trincee per ammassare cibo e munizioni. Tra le due opposte linee di trincee si estendeva una terra-di-nessuno, coperta di buche fangose e filo spinato, larga da 50 metri a 1,6 chilometri.
La vita nelle trincee era monotona e fiaccava i soldati che, per lunghe settimane, erano costretti a restare in mezzo al fango, senza potersi lavare e sotto il fuoco dell’artiglieria nemica.
Dall’inizio del 1915 fino agli ultimi mesi della guerra, i principali scontri lungo il fronte occidentale avvennero dalle trincee. Entrambi gli eserciti cercavano di irrompere attraverso le trincee nemiche, per conquistare lo spazio aperto alle loro spalle. Ingaggiarono scontri con i fucili, si bombardarono a vicenda con l’artiglieria e organizzarono spedizioni per individuare i punti deboli nelle posizioni nemiche.
Nell’aprile del 1915 a Ypres, durante una delle battaglie più importanti, i tedeschi furono il primo esercito a usare il gas velenoso su larga scala. Altre importanti battaglie furono combattute a Verdun e sul fiume Somme, nel nord della Francia. Nel corso di queste battaglie morì un numero impressionante di soldati. Nel primo giorno della battaglia della Somme circa 60.000 soldati inglesi furono uccisi o feriti, due per ciascun metro occupato dal fronte in quel momento. A Verdun morirono più di 700.000 soldati tedeschi e francesi, oltre a un numero altissimo di civili.
IL FRONTE ORIENTALE
Sul fronte orientale vasti eserciti marciavano, spostandosi di centinaia di chilometri e ingaggiando feroci battaglie sul terreno aperto.
Nell’estate 1915 i tedeschi sconfissero l’esercito russo che si era addentrato nel territorio tedesco. Un’avanzata russa in Austria, iniziata nel settembre 1914, fu fermata l’anno seguente. Alla fine del 1915 i russi erano stati ricacciati nei loro confini.
Nel giugno 1916 i russi tentarono un nuovo attacco a sorpresa contro l’Austria, riuscendo ad avanzare per centinaia di chilometri. Fu il loro ultimo successo. L’esercito russo aveva perduto più di un milione di uomini e il governo dello zar Nicola II si era dimostrato fino a quel momento debole e incapace. All’inizio del 1917 a San Pietroburgo, capitale dell’impero russo, scoppiò la rivoluzione. Lo zar fu costretto ad abdicare. Un governo provvisorio prese il potere, rivelandosi però troppo debole.
Nell’ottobre del 1917 vi fu una seconda rivoluzione. Il partito bolscevico guidato da Lenin prese il potere e insediò il primo governo comunista del mondo. Nel marzo del 1918 il nuovo governo russo sottoscrisse un trattato di pace con la Germania a Brest-Litovsk e uscì dalla guerra.
LA GUERRA IN ITALIA
Allo scoppio della guerra l’Italia si era dichiarata neutrale perché non aveva le risorse militari, economiche e umane per affrontare una guerra. Per quanto la Triplice Alleanza la legasse agli Imperi Centrali, nel maggio del 1915 scese in guerra a fianco delle Potenze alleate. In una serie di contatti segreti gli Alleati avevano infatti promesso al governo italiano – in caso di vittoria – l’acquisizione di diversi territori ancora sotto il controllo austriaco. Si trattava del Trentino, dell’Alto Adige, dell’Istria, di parte della Dalmazia e dell’Albania.
Nel giugno dello stesso anno gli eserciti italiano e austriaco combatterono la prima di 11 battaglie sulle rive del fiume Isonzo, al confine tra il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia. L’ultima battaglia si tenne nel luglio del 1917, ma nessuna di esse fu decisiva. Poi, fra ottobre e dicembre 1917, nel corso della battaglia di Caporetto, le truppe austriache e tedesche costrinsero quasi alla ritirata l’esercito italiano. Truppe francesi e inglesi giunsero in aiuto degli italiani, che alla fine sconfissero gli austriaci a Vittorio Veneto nel novembre del 1918.
LA RIVOLTA ARABA
Nel 1915 le Potenze alleate si rivolsero contro l’impero ottomano, che era entrato in guerra a fianco della Germania. Dopo aver tentato invano di conquistare lo Stretto dei Dardanelli (che collega il Mediterraneo al Mar Nero), lo scontro si spostò in Mesopotamia (l’odierno Iraq), Palestina e Arabia. Qui, nel 1916, scoppiò la cosiddetta rivolta araba contro l’impero ottomano, appoggiata dall’esercito britannico e nella quale giocò un ruolo rilevante l’agente segreto T.E. Lawrence (passato alla storia come Lawrence d’Arabia). Alla fine del 1917 l’esercito inglese riuscì a conquistare Gerusalemme e, nell’ottobre dell’anno successivo, la città di Damasco in Siria.
LE GUERRE COLONIALI
All’inizio della guerra truppe giapponesi, australiane e neozelandesi si impadronirono delle colonie tedesche in Nuova Guinea e nell’Oceano Pacifico, mentre soldati francesi, inglesi e sudafricani conquistarono quelle dell’Africa sud-occidentale e occidentale. La maggior parte di queste colonie si arrese subito, ma le truppe tedesche di stanza in quella che oggi è la Tanzania andarono avanti a combattere fin dopo la fine della guerra nel 1918.
LA GUERRA AEREA
Il primo volo aereo era stato compiuto nel 1903. Undici anni dopo, quando scoppiò la guerra, gli aeroplani erano perciò ancora molto rudimentali. All’inizio furono usati a scopo di ricognizione, cioè per osservare le linee nemiche dal cielo. Presto i voli di ricognizione furono sostituiti da veri combattimenti aerei: ne furono protagonisti assi dell’aviazione come il tedesco Manfred von Richthofen (il famoso Barone Rosso) e l’italiano Francesco Baracca.
Aeroplani e dirigibili (quelli tedeschi erano chiamati Zeppelin) furono usati anche per gettare bombe. Il primo raid tedesco sui cieli di Parigi avvenne il 30 agosto 1914. Nel corso del conflitto, gli aerei tedeschi bombardarono più volte Londra e i porti situati lungo la costa orientale dell’Inghilterra.
All’inizio la Germania ebbe la supremazia nei cieli, ma in un secondo momento e fino al 1918 l’aviazione degli Alleati non conobbe rivali, in particolar modo quella statunitense. Entro la fine del conflitto, gli Stati Uniti potevano contare su 45 squadroni di 800 aerei ciascuno, e su 200.000 piloti.
LA GUERRA IN MARE
La rivalità navale tra Gran Bretagna e Germania era stata una delle principali cause dello scoppio della guerra, ma stranamente le due flotte quasi non si scontrarono. Nel dicembre del 1914 quattro navi tedesche furono affondate al largo delle Isole Falkland, nell’Atlantico meridionale. L’unica grande battaglia navale si svolse nel Mare del Nord, al largo della penisola dello Jutland, nel maggio 1916. Non vinsero né gli inglesi né i tedeschi, ma la flotta inglese causò danni tali da costringere i tedeschi a tenere le navi in porto per tutto il resto della guerra. Il risultato più significativo fu che le navi britanniche riuscirono a imporre un blocco navale alla Germania, privandola così di gran parte dei rifornimenti di materie prime e cibo necessari alla popolazione.
Molto più importante fu invece la guerra sottomarina. I sommergibili tedeschi, i famigerati U-Boot, attaccarono non solo le navi militari degli Alleati, ma anche navi passeggeri, come il transatlantico inglese Lusitania, che affondò al largo delle coste irlandesi nel maggio 1915 con 1.200 persone a bordo.
Nel febbraio 1917 la Germania annunciò che avrebbe attaccato indiscriminatamente tutte le navi sulla rotta da e per la Gran Bretagna, allo scopo di ridurre gli inglesi alla fame e costringerli ad abbandonare il conflitto. I tedeschi cercarono anche di distogliere l’attenzione degli Stati Uniti dall’Europa: fomentarono un’invasione dal Messico, che mirava a riconquistare i territori perduti dai messicani durante il secolo precedente. Ma il piano fallì e nell’aprile 1917 gli Stati Uniti entrarono in guerra a fianco delle Potenze alleate.
L’ULTIMO ANNO DI GUERRA
All’inizio del 1918 la guerra si trovava in una fase di equilibrio. La Germania aveva sconfitto la Russia e poteva ora convogliare tutti i propri sforzi in un attacco finale, forse decisivo, alle Potenze alleate lungo il fronte occidentale. Tuttavia, migliaia di truppe fresche stavano per sbarcare dall’America in Europa, mentre la Germania e i suoi alleati erano logorati dal blocco navale e da anni di combattimenti. In aggiunta, gli Alleati possedevano una tecnologia più efficace e più moderna; ad esempio, gli inglesi furono i primi a utilizzare il carro armato (nella battaglia della Somme del 1916).
Nel marzo 1918 i tedeschi diedero inizio a un massiccio attacco sul fronte occidentale. Fecero importanti conquiste finché, in luglio, iniziarono a mancare i rifornimenti e la loro avanzata subì una battuta d’arresto. Gli Alleati presero l’iniziativa e avanzarono rapidamente lungo l’intero fronte occidentale, penetrando nei territori che erano stati conquistati dalla Germania nei primissimi giorni di guerra, 4 anni prima.
La posizione della Germania diventava ogni giorno più difficile. I suoi alleati iniziavano a cedere: la Bulgaria sottoscrisse un trattato di pace a settembre, seguita dall’Austria e dall’impero ottomano. La Germania stessa era in preda a gravi disordini sociali. L’imperatore tedesco Guglielmo II abdicò nel novembre 1918; in Germania venne proclamata la Repubblica.
I COSTI DEL CONFLITTO
L’11 novembre 1918 la Germania firmò un armistizio con gli Alleati. La guerra era finita. Il suo costo, in termini di vite umane, era stato enorme: 65 milioni di persone avevano combattuto su entrambi i fronti; di queste: 8,5 milioni erano morte, 21,2 milioni erano ferite o mutilate e 7,8 milioni risultavano prigioniere o disperse. Molti sopravvissero alla guerra, ma continuarono a soffrire a causa di traumi fisici o psicologici. I grandi imperi erano crollati e al loro posto sorsero nuove nazioni. Il trattato di pace firmato a Versailles (poco fuori Parigi) nel 1919, con altri accordi sottoscritti tra il 1919 e il 1920, ridisegnarono la mappa dell’Europa.
Molti pensavano che la Grande Guerra era stata “la guerra che avrebbe posto fine a tutte le guerre”. Nel gennaio 1918 il presidente degli Stati Uniti, Woodrow Wilson, annunciò un piano di pace per il mondo del dopoguerra. Propose la costituzione di un’organizzazione internazionale, la Società delle Nazioni, l’antenata delle odierne Nazioni Unite (ONU).
Il compito della Società delle Nazioni doveva essere quello di garantire che, in futuro, le dispute fra i paesi venissero risolte con la diplomazia e non con la guerra. Tuttavia, sia i vincitori sia i vinti rimasero scontenti degli accordi di pace, e le vecchie rivalità continuarono. Soltanto 20 anni dopo scoppiò quella che sarebbe stata la seconda guerra mondiale. |
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Rinascimento |
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Un nuovo interesse per la cultura e per il pensiero dell’antichità classica fiorì in Europa tra il XV e il XVII secolo. Questo periodo prese il nome di Rinascimento. Fu un’epoca eccezionale per le creazioni artistiche, ma anche per la scienza e per i viaggi di esplorazione, che portarono alla scoperta di nuovi mondi, come l’America. Il Rinascimento nacque in Italia e si diffuse poi nell’Europa del nord.
UNO SGUARDO RIVOLTO ALL’ANTICHITÀ
La parola “rinascimento” deriva da rinascita. Gli storici del periodo usarono questa parola per descrivere il risveglio della cultura dal buio del Medioevo. Ora finalmente venivano riscoperte molte opere d’arte o idee dell’epoca classica che erano andate perdute o erano state dimenticate durante il Medioevo.
La religione era stata il cuore della vita medievale. Monaci e sacerdoti insegnavano alle persone a vivere secondo la volontà di Dio e a chiedere perdono per i loro peccati. Verso la metà del Trecento, gli scrittori iniziarono ad affermare che gli uomini avevano dei doveri anche nei confronti dei loro simili. Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca, due grandi scrittori che si richiamarono alle opere dei greci, indagarono i sentimenti e i problemi degli esseri umani. Più tardi questo interesse per ciò che riguardava gli esseri umani fu chiamato Umanesimo.
Gli artisti medievali avevano ritratto soggetti esclusivamente religiosi. Le loro opere racchiudevano un messaggio cristiano: in esse pittori e scultori non cercavano di imitare la natura o la realtà. A partire dal 1300 circa, pittori come Giotto iniziarono a raffigurare uomini e oggetti in modo più naturale e simile al vero. Gli affreschi di Giotto e, più tardi, quelli di Masaccio mostravano personaggi realistici, colti in pose naturali e raffigurati in preda a emozioni e sentimenti veri. Fu ancora una volta l’arte della Grecia antica a ispirare questi cambiamenti.
FIRENZE E I MEDICI
L’Italia fu la culla del Rinascimento. A quell’epoca il paese non era unito, bensì diviso in numerosi piccoli stati e ricche città. Alcune di queste città, ad esempio Milano, Ferrara e Mantova, erano governate da potenti famiglie. Tra le famiglie più importanti vi era quella dei Medici di Firenze. I Medici avevano costruito la propria ricchezza facendo i banchieri, ovvero prestando denaro che poi veniva loro restituito con l’aggiunta degli interessi (cioè altro denaro).
Attorno al 1450, grazie ai commerci e alle banche, Firenze era diventata una città molto ricca. I Medici spesero somme favolose per rendere la città sempre più bella. Questo fatto attirò a Firenze artisti e architetti di eccezionale bravura. Tra di essi vanno ricordati Filippo Brunelleschi, che disegnò la celebre cupola del Duomo, e Donatello, che scolpì bellissime statue di ispirazione classica.
LEONARDO E MICHELANGELO
Due uomini ancora più famosi lavorarono a Firenze durante il Rinascimento: Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti. Leonardo apprese i fondamenti delle arti nella bottega del fiorentino Andrea del Verrocchio, e presto mostrò di possedere un talento eccezionale per la pittura. Più tardi si trasferì a Milano, dove dipinse il celebre affresco conosciuto come L’ultima cena (1495-1497). Questo dipinto, insieme alla Gioconda, è una delle opere d’arte più famose del mondo. Leonardo era un uomo geniale, e oltre a dipingere si occupò di scienza, medicina, astronomia e ingegneria: progettò persino macchine per volare e catapulte giganti.
Michelangelo fu uno dei più grandi scultori della storia. Il suo capolavoro più noto è l’imponente statua del David, che fu completata nel 1504. Egli fu anche poeta, architetto e pittore: affrescò la volta della Cappella Sistina in Vaticano, con scene e personaggi intensi ed emozionanti quanto le sue statue.
Leonardo e Michelangelo, insieme ad altri artisti come Raffaello e Sandro Botticelli, perfezionarono il nuovo modo di dipingere e scolpire ispirato agli stili e alle opere della tradizione greca e romana. I quadri di Leonardo e di Raffaello, ad esempio, mostrano un uso perfetto della prospettiva – la tecnica di far sembrare tridimensionali gli oggetti dipinti su una superficie piatta. Le sculture di Michelangelo applicano le leggi classiche sulle proporzioni naturali del corpo umano.
ALLA SCOPERTA DI NUOVI MONDI
La ricchezza economica che caratterizzò il Rinascimento proveniva soprattutto dal commercio. Nel corso del XV secolo i commerci fiorirono rapidamente grazie ai lunghi viaggi che i mercanti europei intraprendevano verso le zone più remote del mondo. I navigatori iniziarono a cercare nuove rotte, sempre più lontane dai loro paesi d’origine. Raggiunsero la Cina e l’estremo Oriente, dove potevano acquistare preziosi carichi di seta e spezie (ad esempio pepe, zenzero, cannella e chiodi di garofano).
Gli esploratori portoghesi navigarono attorno al Capo di Buona Speranza, la parte più a sud dell’immenso continente africano, e attraversarono l’Oceano Indiano nel 1498. Negli stessi anni, gli spagnoli guardavano verso occidente. Nel 1492 l’italiano Cristoforo Colombo attraversò l’Oceano Atlantico e raggiunse l’America, il Nuovo Mondo. Presto le navi iniziarono a trasportare in Europa le favolose ricchezze di quelle terre lontane.
Mentre marinai ed esploratori scoprivano un mondo sempre più grande e ricco di cose mai viste prima, in Europa gli scienziati erano impegnati in imprese altrettanto rilevanti. In Polonia Niccolò Copernico demolì l’antica convinzione secondo la quale la Terra era immobile al centro dell’universo e il Sole le ruotava attorno. Copernico affermò che era vero proprio il contrario: il Sole era immobile al centro del sistema solare e la Terra, insieme agli altri pianeti, girava intorno a esso. Questa scoperta cambiò la storia dell’astronomia e il modo in cui le persone concepivano il proprio posto nell’universo.
Il fiorire delle arti, della cultura, della scienza e la scoperta di nuovi mondi non distolsero però gli stati europei dalla guerra. Le guerre combattute durante il Quattrocento rafforzarono le grandi monarchie nazionali che decisero di dotarsi di un esercito permanente anche in tempo di pace. Ma anche in questo campo non mancò lo sviluppo dell’ingegno e dell’innovazione, grazie alla scoperta della polvere da sparo, inventata dai cinesi nel X secolo. Alla fine del Trecento fu creato il primo cannone.
IL RINASCIMENTO IN EUROPA
Ma non tutte le grandi scoperte e invenzioni avvennero in Italia. Copernico fu solo uno dei molti scienziati europei che fecero scoperte fondamentali. Forse la più importante invenzione dell’intero periodo fu la stampa a caratteri mobili, realizzata dal tedesco Johann Gutenberg attorno al 1450. In passato i libri erano ricopiati a mano: questo richiedeva molto tempo e faceva sì che i libri fossero pochi e di proprietà solo dei ricchi o dei religiosi. Ora, per la prima volta, i libri potevano essere prodotti velocemente e con poca spesa, e molte più persone che in passato impararono a leggere.
Il Rinascimento italiano influenzò molti artisti e studiosi del Nord Europa. Alcuni, tra i quali i pittori Jan Bruegel e Albrecht Dürer, viaggiarono a lungo in Italia per studiare le nuove idee e le nuove tecniche. Quando tornarono nei loro paesi d’origine, portarono con sé e diffusero ciò che avevano appreso. Attorno alla metà del XVI secolo Parigi, Londra, Norimberga e altre città del nord divennero a loro volta fiorenti centri culturali.
L’EREDITÀ DEL RINASCIMENTO
Il Rinascimento fu uno dei periodi più importanti e luminosi della storia italiana ed europea. Ancora oggi possiamo ammirarne lo splendore in tanti magnifici palazzi e opere d’arte. I pittori, gli architetti e gli scultori del Rinascimento hanno esercitato un’influenza profonda sugli artisti dei secoli successivi. L’idea rinascimentale di Umanesimo ha ispirato molti filosofi e scrittori. |
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Cavalieri |
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Nel Medioevo i cavalieri erano i soldati che combattevano indossando un’armatura. Un cavaliere di solito andava in battaglia su un cavallo da guerra, forte abbastanza per portare il peso di un uomo con l’armatura. I cavalieri dovevano sempre comportarsi secondo il codice cavalleresco, sia in tempo di pace sia in tempo di guerra.
CHI DIVENTAVA CAVALIERE?
I cavalieri erano generalmente proprietari terrieri che avevano ricevuto in dono la terra dal re o da un nobile. In cambio della terra, il cavaliere accettava di andare in guerra ogni volta che gli veniva chiesto. Per diventare un cavaliere, un uomo doveva possedere un pezzo di terra perché solo i proprietari terrieri potevano permettersi di acquistare un cavallo e un’armatura. Il titolo di cavaliere non era ereditario. Prima di diventare cavalieri i giovani nobiluomini generalmente facevano un apprendistato come scudieri. L’investitura a cavaliere poteva anche essere concessa a un uomo del popolo come ricompensa per il coraggio dimostrato in battaglia o per qualche altro servizio reso.
IL CODICE CAVALLERESCO
La Chiesa cristiana non approvava i cavalieri perché erano uomini violenti che spesso combattevano per appropriarsi di qualcosa. Quando i cavalieri prendevano parte a una lite locale, questa poteva trasformarsi in una piccola guerra. La Chiesa non poteva eliminare i cavalieri perché erano troppo importanti in tempo di guerra, allora cercò di influenzare il loro comportamento.
Il percorso per diventare un cavaliere culminò in una cerimonia cristiana. Alla fine del suo apprendistato lo scudiero doveva fare una veglia, cioè passare una notte in chiesa, da solo, inginocchiato a pregare. Il giorno dopo gli veniva conferita l’investitura a cavaliere durante una funzione religiosa. I cavalieri cristiani erano tenuti a seguire il codice cavalleresco, dovevano cioè combattere lealmente e aiutare sempre donne e bambini.
ARMI E ARMATURA
I cavalieri preferivano combattere stando a cavallo. La loro arma principale era la lancia, una lunga asta che tenevano sotto un braccio mentre caricavano il nemico. La maggior parte dei cavalieri usava una spada per il combattimento ravvicinato, sebbene alcuni di loro usassero anche asce o mazze ferrate.
I primi cavalieri indossavano una semplice e ampia armatura in maglia di ferro (piccoli anelli di metallo legati insieme) e un elmo di ferro in un solo pezzo. Coi progressi nella lavorazione dei metalli, i cavalieri aggiunsero altri pezzi di armatura ricavati da lamine di ferro, come ad esempio la corazza (a proteggere il torace) e gli spallacci. Verso la fine del Medioevo i cavalieri più ricchi indossavano armature complete, che li ricoprivano dalla testa ai piedi.
Sebbene l’armatura proteggesse bene, rendeva il combattimento a piedi molto stancante e difficoltoso. Un cavaliere in armatura che cadeva a terra non riusciva a rialzarsi facilmente. I cavalli montati dai cavalieri erano scelti appositamente per la loro forza e resistenza, ed erano molto più grandi della maggior parte dei cavalli di oggi.
IN BATTAGLIA
Prima che fossero inventati i cannoni, i cavalieri erano i combattenti più forti su un campo di battaglia. Una carica di cavalieri poteva sfondare file e file di fanti (cioè i soldati appiedati). In un combattimento corpo a corpo un cavaliere con l’armatura aveva poco da temere da avversari senza armatura. Nel combattimento contro altri cavalieri, il vincitore era di solito il più abile, il più forte, il più coraggioso… o il più fortunato.
I cavalieri, però, avevano un grosso svantaggio: la maglia di ferro poteva essere perforata da frecce tirate da balestre o archi. Le balestre erano costose e ci voleva molto tempo per ricaricarle. Gli archi erano economici da costruire e un arciere esperto poteva scoccare le frecce fino a dieci volte più velocemente di un uomo con la balestra. Nella battaglia di Azincourt del 1415, gli arcieri inglesi uccisero centinaia di cavalieri francesi da lunga distanza, vincendo così la battaglia.
I TORNEI
Quando non combattevano in guerra, i cavalieri erano incoraggiati a partecipare ai tornei. Nei tornei i cavalieri combattevano tra di loro per sfoggiare la loro abilità con lancia e spada. Normalmente si usavano armi appositamente smussate affinché nessuno si ferisse gravemente. Alla fine del torneo, il cavaliere che aveva sconfitto il maggior numero di avversari era proclamato campione. I tornei erano spesso grandi avvenimenti, con abbondanza di cibo e bevande. Anche i re partecipavano ai tornei più importanti e spettacolari, spesso organizzati per celebrare un matrimonio o una nascita reale.
GLI ORDINI CAVALLERESCHI
Molti cavalieri andarono a combattere nelle Crociate, e durante queste guerre emerse una figura nuova: il cavaliere che era anche membro di un ordine religioso. Gli ordini dei Cavalieri di San Giovanni e dei Templari furono creati per proteggere i viaggiatori in Terra Santa, ma divennero presto un componente importante degli eserciti crociati. I cavalieri che appartenevano a questi ordini vivevano più come monaci che come cavalieri ordinari.
ESISTONO ANCORA I CAVALIERI?
I sovrani europei iniziarono a creare dei propri ordini cavallereschi per aver modo di ricompensare i loro sudditi meritevoli. Anche questi sono conosciuti come ordini cavallereschi, e molti sono usati ancora oggi per onorare le persone. In Gran Bretagna, ad esempio, il sovrano conferisce cavalierati ogni anno, generalmente in riconoscimento di un servizio pubblico. I cavalieri di sesso maschile vengono insigniti del titolo di Sir, mentre le donne ricevono il titolo di Dama |
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Antico Egitto |
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Una delle prime grandi civiltà del mondo è stata quella dell’Antico Egitto. Si sviluppò circa 5.000 anni fa nella valle del Nilo, in Africa nord-orientale, e durò per 2.000 anni. Le opere più famose degli antichi egizi sono le gigantesche piramidi. Gli antichi egizi furono anche tra i primi a costituire un impero con un governo centralizzato. Essi inventarono inoltre un tipo di pittura-scrittura chiamata geroglifica.
LE RICCHEZZE DEL NILO
La civiltà egizia si sviluppò su una striscia di terra lunga e stretta sulle sponde del fiume Nilo. Lontano dal Nilo la terra era per lo più un deserto arido e sassoso, ma accanto al fiume aveva una vegetazione lussureggiante ed era molto fertile, grazie alle inondazioni annuali.
Ogni anno, in luglio, il livello del Nilo incominciava a innalzarsi, gonfiato dalla pioggia. Superava gli argini e inondava la terra circostante, spargendo sui campi un fango (chiamato limo) molto fertile. A settembre il livello dell’acqua si abbassava nuovamente e permetteva alla gente di piantare i semi. Le piante crescevano così in fretta sotto il sole cocente che i contadini a volte riuscivano a produrre 3 o 4 raccolti diversi in un solo anno.
La valle del Nilo aveva anche altre ricchezze. Nel fiume vivevano pesci, uccelli acquatici e persino gli ippopotami, mentre le vicinanze erano popolate da animali selvatici, come gazzelle e antilopi. C’era abbondanza di fango per la costruzione di mattoni e ceramiche, e di papiro (una pianta che cresce nell’acqua) per fabbricare un tipo primitivo di carta. Le rocce e il deserto più lontano contenevano buone riserve di granito e pietre semipreziose.
IL REGNO ANTICO
A partire dal 10.000 a.C. circa, vari coloni si erano stanziati in villaggi lungo le rive del Nilo. Lentamente si organizzarono in comunità, ognuna con i loro capi e divinità. Le due potenze maggiori erano quella dell’Alto Egitto (a sud) e del Basso Egitto (a nord).
Nel 3200 a.C. il re Menes dell’Alto Egitto sconfisse gli eserciti del Basso Egitto e unificò l’intero territorio. Menes (forse chiamato anche Narmer) fu il primo faraone (cioè il re) della prima dinastia di sovrani. Gli egizi credevano che il faraone fosse un dio, e che anche i suoi successori sarebbero stati degli dei.
Gli storici dividono la lunga storia della civiltà egizia in tre periodi principali. Il primo è chiamato Antico Regno e durò fino al 2180 a.C. Il secondo è chiamato Medio Regno e durò fino al 1600 a.C. L’ultimo prende il nome di Nuovo Regno e terminò intorno al 1000 a.C.
LA COSTRUZIONE DELLE PIRAMIDI
Durante l’Antico Regno l’Egitto divenne ricco e potente. Gli egiziani invasero le vicine terre della Nubia e della Libia, così da avere il controllo delle risorse minerarie e dei beni di lusso come l’oro e l’ebano.
In questo periodo furono costruite le piramidi. Il faraone Zoser ordinò la costruzione della piramide a gradoni di Saqqara. Alla sua morte, i sacerdoti vi seppellirono il corpo all’interno. Negli anni intorno al 2600 a.C. i faraoni fecero costruire le tre famose piramidi di Giza. La più grande è la piramide di Cheope, costruita utilizzando più di 2 milioni di blocchi di pietra. Il gruppo delle piramidi di Giza nell’antichità era una delle sette meraviglie del mondo.
Per costruire una struttura così gigantesca furono necessari tantissimi operai. Gli storici hanno calcolato che non meno di 25.000 persone lavorarono alla costruzione della grande piramide di Cheope.
IL MEDIO REGNO
Nel 2180 a.C. l’Egitto fu colpito da una grave carestia e scoppiò la guerra civile. I governanti dell’Antico Regno persero il controllo del paese, che si divise di nuovo in piccoli distretti. Solo nel 2061 a.C. un faraone potente, Mentuhotep II, sconfisse i suoi rivali e riuscì a unificare di nuovo il paese. Questo nuovo periodo di pace è noto come Medio Regno e durò fino al 1633 a.C.
Sotto Mentuhotep II e i suoi successori, l’Egitto divenne nuovamente potente e ricco. I faraoni costruirono una serie di fortezze per proteggere i confini meridionali dalle invasioni. Un’altra linea di roccaforti difendeva dagli attacchi nemici nella regione del delta del Nilo, a nord. I commercianti si spostavano fino in Siria e in Palestina, e le navi egiziane navigavano lungo tutto il Mar Rosso per portare indietro beni di importanza vitale come il legname.
IL NUOVO REGNO
Ancora una volta il governo di sovrani deboli e la guerra civile portarono l’Egitto alla rovina. Gli invasori fecero irruzione dall’Asia e presero il comando. Gli egiziani li odiavano perché erano estranei, e li chiamavano hyksos, che significa “re delle terre straniere”. Nel 1570 a.C. il re di Tebe, Amosi, cacciò gli hyksos dall’Egitto e divenne faraone con il nome di Amosi I, il fondatore del Nuovo Regno.
La civiltà egizia raggiunse il suo massimo splendore nei cinque secoli successivi. Una famiglia di governanti forti e determinati estese le frontiere e riprese il controllo della Siria e della Palestina. A sud la Nubia divenne una colonia egiziana. Le ricchezze ricavate dalle conquiste furono usate per pagare la costruzione di molti palazzi meravigliosi, di tombe e templi.
LA VALLE DEI RE
Le tombe reali furono concepite per durare per sempre, con le porte sigillate e il corpo mummificato del sovrano lasciato a riposare in pace. Le piramidi erano però luoghi pubblici e facili da saccheggiare. I sovrani del Nuovo Regno decisero allora di trovare un luogo di sepoltura segreto. Ordinarono agli operai di scavare le loro tombe in una remota vallata vicino a Tebe, e le sigillarono cosicché non le si potesse distinguere dall’esterno.
Questa valle è nota come Valle dei Re. All’interno delle sue rocce furono sepolti molti faraoni. Intorno a loro venivano lasciati oggetti preziosi come vesti eleganti, profumi, armi d’oro, gioielli e mobili dorati. I saccheggiatori però riuscirono ad arrivare anche in queste tombe. Rubarono quello che potevano vendere e distrussero il resto.
LA DOMINAZIONE GRECA E ROMANA
Nel 1158 a.C. iniziò il declino finale della civiltà egizia. Il paese perse le colonie in Asia e subì diverse invasioni. Nei successivi 800 anni, in Egitto si susseguirono vari eserciti provenienti dalla Nubia, dall’Assiria, da Babilonia e dalla Persia; essi distrussero le città e ne saccheggiarono i tesori. Il conquistatore più famoso fu un greco, Alessandro Magno, i cui eserciti scacciarono dal paese gli odiati persiani nel 332 a.C.
Sotto Alessandro e i suoi successori (chiamati Tolomei) l’Egitto divenne un importante centro della cultura e del sapere greco. A quei tempi, la Biblioteca di Alessandria, la più grande del mondo antico, conteneva mezzo milione di libri! Il paese tuttavia non riguadagnò mai più l’antico potere. Poco dopo, anzi, cadde sotto il dominio dei romani. L’ultima regina egiziana, Cleopatra, si uccise dopo essere stata sconfitta nella battaglia di Azio, nel 31 a.C. Dopo la sua morte, il paese divenne una provincia del potente impero romano.
LA VITA QUOTIDIANA
La maggior parte degli egizi viveva in piccole case fatte di mattoni di fango secco. Al pianterreno le case avevano 4 o 5 stanze poste intorno a un cortile. I mobili erano pochi, ma le pareti erano spesso intonacate e dipinte a colori vivaci. Il soggiorno era una stanza con una pedana, che diventava una zona pranzo di giorno e un luogo per dormire di notte. Nei periodi di maggior calura si dormiva sul tetto, dove era più fresco.
Le famiglie potenti e ricche spesso costruivano grandi ville lontano dalle città affollate. Le ville avevano decine di camere, con alti soffitti sorretti da pilastri di legno. Le finestre erano piccole, coperte da una grata per far entrare la brezza ma non la forte luce del sole. All’esterno c’erano ampi giardini, con piscine ornamentali, laghetti pieni di pesci e il tempio di famiglia.
IL LAVORO
Il fulcro della vita degli egizi era la religione. Il faraone era il dio e il gran sacerdote dell’intera nazione, e i suoi funzionari erano i sacerdoti anziani. Al di sotto c’erano migliaia di sacerdoti ordinari, incaricati della celebrazione delle cerimonie quotidiane nei templi e nelle tombe. I riti erano celebrati fino a 4 volte al giorno davanti agli dei del tempio, ai quali si offrivano cibo e vino.
Gli scribi erano importanti quasi come i sacerdoti. Erano di solito i figli di famiglie benestanti, le uniche che potevano permettersi di mandare i bambini a scuola. Gli scribi dovevano imparare a leggere e scrivere centinaia di segni geroglifici. Il loro lavoro consisteva nel tenere le registrazioni o scrivere testi religiosi, ed era ben pagato.
La maggior parte della popolazione era costituita da contadini e artigiani. I contadini coltivavano e mietevano i raccolti nella valle del Nilo, ed erano costretti a cedere metà del raccolto al faraone e a pagare pesanti tasse. La stessa sorte toccava anche agli artigiani. Fabbri, vasai, muratori, falegnami svolgevano qualunque tipo di lavoro: costruivano oggetti per la casa, confezionavano i vestiti, eseguivano le belle pitture murarie dei templi e delle tombe.
LA RISCOPERTA DELL’ANTICO EGITTO
Nel 642 d.C. l’Egitto venne occupato dagli arabi e andò a far parte dell’impero islamico. Le meraviglie di questa grande e originale civiltà furono lentamente dimenticate. Per più di 1.000 anni le piramidi e i templi subirono continue distruzioni. Le pietre delle piramidi furono usare per costruire le case, e le mummie furono spesso vendute perché si pensava che servissero per produrre medicine prodigiose. La religione degli antichi egizi scomparve, e nessuno sapeva come leggere i geroglifici.
Nel 1798 l’esercito francese, guidato da Napoleone Bonaparte, invase l’Egitto. In tutta l’Europa si diffuse così il fascino della dimenticata età dei faraoni. Gli archeologi impararono a decifrare i geroglifici, portarono alla luce i siti archeologici importanti, spesso sepolti sotto la sabbia. Ancor più importante, essi studiarono come proteggere questi luoghi dai saccheggiatori e come restaurarli. Tutto ciò ci ha aiutato a comprendere la vita, i costumi e le credenze degli antichi egizi. |
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Addomesticare gli animali |
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Oggi noi viviamo circondati da moltissimi animali domestici. Non è però sempre stato così. Le tracce più antiche della domesticazione degli animali risalgono all’11000 a.C., ma questa pratica si sviluppò soprattutto a partire dall’8000 a.C., quando l’uomo iniziò a diventare sedentario, da nomade che era.
CHE COSA SIGNIFICA ADDOMESTICARE UN ANIMALE?
Prima di allora, l’uomo preistorico che viveva di caccia, di pesca e raccogliendo frutti e bacche, addomesticava a volte un giovane animale selvatico trovato mentre cacciava. Questo diventava allora un animale di compagnia, oppure veniva ingrassato per qualche settimana… prima di essere mangiato.
Addomesticare veramente un animale è qualcosa di molto più lungo e difficile. La domesticazione infatti non riguarda un singolo animale, ma un gruppo di animali, allevati e selezionati in funzione delle qualità o delle caratteristiche che si vogliono ottenere o far prevalere. Ad esempio, si cerca un atteggiamento protettivo nei cani da guardia, oppure un’elevata produzione di latte in una mucca. Nel corso dei secoli, la specie domestica si trasforma e si differenzia dalla specie selvatica da cui proviene.
IL CANE, IL MIGLIORE AMICO DELL’UOMO
Il lupo fu il primo animale a essere addomesticato dall’uomo; ciò avvennne tra l’11000 e il 9000 a.C., quando l’uomo era ancora un cacciatore-raccoglitore. Selezionando e allevando i lupacchiotti più docili, l’uomo li trasformò in compagni che si rivelarono molto utili nella caccia: così nacque il cane domestico. Più tardi, l’uomo iniziò a impiegare il cane per curare le greggi.
La domesticazione è avvenuta in modi, epoche e tempi diversi nel varie regioni del mondo, e questa è una delle ragioni dell’esistenza di così tante razze differenti di cani (circa 400!).
I GRANDI ERBIVORI CHE CI NUTRONO E CI VESTONO
L’addomesticamento dei grandi erbivori ha permesso agli uomini, una volta diventati sedentari, di poter disporre sempre di riserve di cibo e di pelli per coprirsi e difendersi dal freddo.
Tutto iniziò 10.000 anni fa in Mesopotamia (l’attuale Iraq). I primi agricoltori della regione smisero di cacciare il muflone e la capra bezoar che vivevano selvatici sulle montagne e preferirono portarli presso le loro case e nutrirli, per avere così carne, latte e lana tutto l’anno. Poco alla volta questi due animali divennero la pecora e la capra domestica. Lo stesso tentativo venne fatto anche con la gazzella, ma l’animale si dimostrò troppo difficile da addomesticare.
Poco tempo dopo, nella stessa regione, vennero addomesticati il bue selvatico (da cui discendono i bovini domestici) e il cinghiale (da cui il maiale domestico).
Venne poi la volta del cavallo, che fu addomesticato 6.000 anni fa nelle steppe dell’Ucraina per accompagnare gli uomini durante la caccia… al cavallo (a quell’epoca i cavalli venivano mangiati come normale selvaggina). Successivamente, l’uomo iniziò ad allevare i cavalli per la loro carne.
Anche altri grandi erbivori vennero poi addomesticati dall’uomo: il dromedario in Arabia (5.000 anni fa), il cammello in Iran e in Turkmenistan (4.500 anni fa), il lama sugli altopiani delle Ande (6.000 anni fa).
ALTRI ANIMALI CHE CI NUTRONO
Un piccolo erbivoro che iniziò a essere allevato per la sua carne e la sua morbida pelliccia è il coniglio; oggi vi sono circa 70 specie di conigli domestici.
Anche molti uccelli sono stati addomesticati per il loro valore alimentare (carne e uova), oltre che per le piume e le pelli; basta pensare al pollo e alla gallina, al tacchino, all’anatra, all’oca, allo struzzo.
TRASPORTI E LAVORI PESANTI
Tra i grandi erbivori addomesticati dall’uomo per la carne e le pelli, i più forti vennero usati in un secondo momento per aiutare o sostituire l’uomo nei lavori più faticosi. Il bue, l’asino e il cavallo vennero impiegati per trainare i carri e come prezioso aiuto nei lavori agricoli (ad esempio, per tirare l’aratro).
C’è poi l’elefante indiano, addomesticato 5.000 anni fa e relativamente facile da allevare. Già 2.300 anni or sono, un imperatore indiano fece una guerra con un esercito che comprendeva diverse migliaia di elefanti, grazie ai quali sbaragliò il nemico. Oggi gli elefanti indiani sono grandi lavoratori: vengono utilizzati per sospingere o trainare carichi nelle foreste e nei luoghi impervi, dove nessun mezzo meccanico può arrivare.
I CARNIVORI CHE CACCIANO PER NOI
Le riserve di granaglie e di semi dei primi agricoltori attiravano ratti e topi. Per proteggere le riserve, ma anche per tenere a bada alcuni animali pericolosi (ad esempio i serpenti), l’uomo ha pensato di servirsi delle qualità innate di un piccolo carnivoro che è anche un ottimo cacciatore: il gatto, addomesticato in Medio Oriente almeno 9.500 anni fa.
Tra gli altri piccoli carnivori cacciatori, furono addomesticati anche esemplari di genetta in Europa e di mangusta in India.
L’UTILITÀ DEGLI INSETTI
Anche se non si può parlare strettamente di addomesticamento, l’uomo ha selezionato e allevato, fin dai tempi antichi, anche alcuni insetti. Un esempio è il baco da seta (che è il bruco di una falena, Bombyx mori), che iniziò a essere allevato in Cina circa 4.600 anni fa per la preziosa seta di cui è costituito il suo bozzolo.
L’uomo è infine riuscito a volgere a suo beneficio l’abilità delle api a produrre il miele e la cera. Prima di allora, bisognava salire in cima a grandi alberi per raccoglierli: un’attività difficile e pericolosa! Da circa 4.500 anni, gli uomini allevano le api dentro gli alveari. La raccolta del miele è diventata così più facile, anche se bisogna comunque stare attenti a non farsi pungere
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Età del Ferro |
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Nell’Ottocento, il direttore del Museo nazionale danese, Christian Thomsen, presentò il sistema delle tre età, un nuovo criterio per suddividere la preistoria. Ogni periodo, o età, è denominato con il metallo più usato nella tecnologia del tempo. Inizialmente il materiale più usato fu la pietra. La fusione del bronzo sancì l’inizio dell’età del Bronzo. Infine, quando il ferro divenne il metallo più usato nella vita quotidiana, si passò all’età del Ferro.
PERCHÉ IL FERRO?
Il ferro presentava molti vantaggi rispetto al bronzo. A differenza del rame e dello stagno (necessari per ottenere il bronzo, che è una lega), il ferro è facile da trovare in natura. Chi prima doveva procurarsi il bronzo tramite gli scambi commerciali, poteva ora facilmente reperire il ferro nelle rocce per costruirsi oggetti e armi.
Inoltre, il ferro si rivelò essere più adatto per la fabbricazione delle armi, perché è un metallo più duro e resistente.
COME VENIVA USATO IL FERRO?
Poiché il ferro fonde a temperature molto elevate, non era possibile in età preistorica fondere i minerali ferrosi come si faceva con il bronzo. La lavorazione del ferro si articolava quindi in varie fasi. I minerali del ferro venivano posti nelle fornaci dove si trasformavano in un blocco spugnoso ancora duro e poco resistente. Questo materiale, lasciato a contatto con la cenere prodotta dal legno bruciato, formava una lega più resistente. A questo punto il pezzo poteva venire foggiato e infine battuto fino ad assumere la forma desiderata.
Considerate le difficoltà della lavorazione, durante questo periodo il ferro non si sostituì del tutto agli altri metalli. Il bronzo infatti continuò ad essere usato per fabbricare oggetti cerimoniali e gioielli.
QUANDO SI USÒ IL FERRO PER LA PRIMA VOLTA?
I primi a usare il ferro furono gli ittiti, tra il 2000 e il 1500 a.C. La lavorazione del ferro si diffuse molto rapidamente nell’Asia centrale e meridionale, in Europa e in Nord Africa. Le prime civiltà europee che usarono il ferro appartengono alla cultura celtica di Hallstatt (750-450 a.C.).
LA CULTURA DI HALLSTATT
La cultura di Hallstatt si sviluppò in Austria e in Germania e la sua influenza si diffuse anche nei paesi vicini: Svizzera, Francia e nel territorio intorno al fiume Reno (Renania).
Questa prima civiltà dell’età del Ferro prende il nome da un insediamento celtico scoperto nel villaggio di Hallstatt, in Austria. I celti in questa zona si arricchirono vendendo il sale, estratto dalle saline locali, alle tribù vicine e lavorando i metalli.
La maggior parte dei manufatti lavorati da questa civiltà sono stati ritrovati nelle tombe. I capi venivano seppelliti sotto tumuli di terra con ricchi tesori: armi, statue in bronzo e abiti preziosi. Alcuni degli oggetti ritrovati erano il frutto del commercio con altri popoli dell’area mediterranea. Questo indica che, durante l’età del Ferro, il bacino del Mediterraneo divenne un luogo di intensi scambi commerciali.
LA CULTURA DI LA TÈNE
Alla cultura di Hallstatt succedette un’altra civiltà, sempre di origine celtica: la cultura di La Tène, che deve il nome a un villaggio rinvenuto sul Lago di Neuchâtel, in Svizzera.
Gli archeologi hanno rinvenuto moltissimi oggetti in ferro, datati tra il 450 e il 58 a.C. e prodotti in Europa centrale e nord-occidentale. Una delle caratteristiche più interessanti di questa cultura è che alcuni oggetti (come spade, utensili e punte di lancia) sono stati rinvenuti sul fondo del lago. Si pensa che la popolazione del luogo abbia gettato gli oggetti nel lago come offerta agli dei, o forse perché ritenevano che le sue acque fossero sacre.
L’UOMO DI TOLLUND
Nel 1950 venne fatta una macabra scoperta a Tollund Fend, in Danimarca: si trattava del corpo di un uomo risalente all’età del Ferro, seppellito in una palude di torba più di 2.300 anni fa.
La torba aveva preservato il corpo così bene che fu possibile scoprire molte cose interessanti. Ad esempio, gli scienziati poterono stabilire che si trattava di un uomo fra i 30 e i 40 anni, che il suo ultimo pasto doveva essere un impasto di orzo con altri cereali e che morì per impiccagione.
Nel Nord Europa sono stati trovati numerosi corpi ben conservati, risalenti all’età del Ferro, e l’uomo di Tollund è uno di questi. Non si sa il motivo per cui venissero seppelliti i corpi nella torba. Alcuni archeologi pensano che fosse una pratica riservata solo ai criminali. Altri invece ritengono che fossero vittime di sacrifici umani offerti agli dei. In questo caso era un onore morire in nome della divinità.
LA GUERRA
La guerra era un’attività preponderante nella vita degli uomini dell’età del Ferro. In perenne conflitto con le popolazioni vicine, le civiltà di questo periodo dovettero migliorare le tecniche di attacco e difesa, forgiando armi sempre più pericolose e resistenti, e costruendo fortificazioni a difesa delle città e dei confini.
Due delle più grandi e mirabili costruzioni dell’età del Ferro si trovano in Cina: la Grande Muraglia e la cosiddetta “armata di terracotta”. La Grande Muraglia è un’imponente fortificazione in pietra e terriccio che segna il confine settentrionale della Cina. Fu iniziata dall'imperatore Shi Huangdi (259-210 a.C.) nel 246 a.C. e la sua costruzione terminò nel 600 d.C. Nel 204 a.C. aveva già una lunghezza di 1.900 chilometri!
L’armata di terracotta è una straordinaria collezione di oltre 6.000 statue di guerrieri e cavalli in dimensioni naturali. Le statue sono state trovate nella tomba di Shi Huangdi, il primo imperatore cinese della dinastia Ch’in. Tutte le statue hanno il volto orientato verso est e sono equipaggiate per la guerra, con armi vere, armature e veri carri da guerra.
LA FINE DELL’ETÀ DEL FERRO
L’età del Ferro in Europa terminò con la nascita della potenza di Roma. Nelle altre parti del mondo, la sua fine fu determinata dalla comparsa della scrittura. |
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Manufatti celtici |
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Intorno al 1200 a.C. popolazioni celtiche si stanziarono in Germania e in Francia. Gli oggetti che vediamo nella foto risalgono alla tarda età del Bronzo e appartennero probabilmente a un guerriero importante. L'elmo con le corna era foggiato in bronzo, ma aveva un rivestimento in corteccia di betulla |
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Oggetti dell'età del Bronzo |
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Gli oggetti della foto risalgono alla dinastia Shang, che governò la Cina nel II millennio a.C. Essi comprendono un ge o alabarda (in alto a sinistra), uno stemma e un yüeh (secondo da sinistra), scure usata nei sacrifici umani.
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Tomba dell'età del Bronzo |
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Durante l'età del Bronzo, i morti venivano seppelliti in fosse comuni o in tombe individuali. Spesso accanto ai defunti venivano lasciati oggetti e beni cari alle persone morte. Lo scheletro della foto è stato ritrovato nel 1960 vicino a Stonehenge; accanto si può scorgere un boccale.
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Armi dell'età del Bronzo |
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Una serie di armi, rinvenute in varie località europee, che risalgono all'età del Bronzo. Notevoli progressi furono compiuti rispetto alle armi in uso durante l'età della Pietra: le armi avevano una forma più ricercata e un gusto decorativo, prima assente.
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Gioielli dell'età del Bronzo |
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All'inizio il bronzo fu usato soprattutto per creare oggetti decorativi. I gioielli in bronzo avevano un grande valore e venivano custoditi con cura. Molti di essi (come quelli della foto) sono stati ritrovati nelle necropoli, perché era usanza seppellire il defunto con i suoi gioielli e beni più preziosi.
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.In Valcamonica sono state ritrovate numerose |
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In Valcamonica sono state ritrovate numerose incisioni su pietra che risalgono al Neolitico e all'età del Bronzo (tra il V e il III millennio a.C.). Incise su ampie pareti rocciose, illustrano scene di caccia, villaggi e animali. |
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Arte rupestre, Valcamonica |
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In Valcamonica sono state ritrovate numerose incisioni su pietra che risalgono al Neolitico e all'età del Bronzo (tra il V e il III millennio a.C.). Incise su ampie pareti rocciose, illustrano scene di caccia, villaggi e animali. |
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Pitture rupestri, Altamira |
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Le grotte di Altamira, in Spagna, furono scoperte alla fine del XIX secolo. Le pitture rupestri risalgono a un periodo compreso tra il 16.000 e il 10.000 a.C. Vi sono raffigurati molti animali: cervi, cavalli e soprattutto bisonti, oltre a disegni geometrici. I colori prevalenti sono il nero e il rosso. |
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Pitture rupestri, grotta di Lascaux |
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Durante il Paleolitico, l'uomo preistorico iniziò a decorare con figure di animali e disegni geometrici l'interno delle grotte dove viveva.
La grotta di Lascaux, che si trova nella Francia meridionale, venne scoperta per caso nel 1940. Le sue pareti sono ricoperte da oltre duemila pitture e incisioni che risalgno a un periodo compreso tra il 15.000 e il 9000 a.C. Negli anni Sessanta la grotta fu chiusa perché i dipinti si stavano rovinando a causa della troppa umidità. Nel 1983 è stata realizzata per il pubblico una copia della grotta originale.
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Utensili in selce del Neolitico |
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Durante l'ultimo periodo dell'età della Pietra, chiamato Neolitico, l'uomo preistorico sapeva creare diversi strumenti con la selce. A seconda dell'uso, la pietra veniva scheggiata in misura maggiore o minore. |
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Asce del Neolitico |
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Verso la fine del periodo Neolitico, l'uomo era in grado di levigare la pietra per creare strumenti più precisi. La levigatura della pietra era una tecnica avanzata, utilizzata dalle popolazioni che già praticavano l'agricoltura e l'allevamento. Le asce fotografate sono conservate presso il Museo di Reggio Calabria |
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Strumenti di selce |
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La selce fu una pietra molto usata dall'uomo preistorico. È una roccia abbastanza comune che, spezzandosi, forma bordi taglienti, ideali per costruire utensili e armi. La foto mostra alcuni strumenti ricostruiti con la selce e il legno, usato come manico.
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NATO: Albania and Croatia to Join Alliance but Delays Action on Macedonia |
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| General view shows NATO leaders gathering for first formal working session on second day of summit in Bucharest, 03 Apr 2008 |
NATO SUMMIT: NATO leaders have invited Albania and Croatia to open alliance membership talks, but postponed action on Macedonia until it resolves a dispute with Greece over the country's name. NATO Secretary General Jaap de Hoop Scheffer announced the decision at the alliance summit in Bucharest. Earlier, a senior U.S. official said NATO leaders agreed to endorse a planned U.S. missile defense system for Europe. Russia is strongly opposed to the missile defense shield that Washington insists is targeted at rogue states such as Iran |
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Soumission aux moteurs de recherches : |
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